martedì 23 dicembre 2008

Tra cielo e terra

L'alba era sorta da un pezzo, il sole era già alto e scottava da morire sulla sua pelle bianca. Camminava in riva a quel mare calmo a testa bassa, guardando stupito come se fosse la prima volta i piedi nudi che affondavano nella sabbia umida e morbida simile ad un biscotto sciolto nel latte, mentre l'acqua li ricopriva completamente prima di ritirarsi, per poi di nuovo distendersi sul bagnasciuga, con la stessa cadenza di un metronomo. La fine della spiaggia ancora non si vedeva, perché fermarsi? Attorno a lui poche persone, intente a fare il loro nulla in privato, senza curarsi della sottile figura dalla camicia svolazzante che procedeva spedita col mento all'ingiù. Sembrava essere concentratissimo, nulla riusciva a distrarlo, neanche quando si trovò nel bel mezzo di una gara di velocità tra gabbiani; quattro o cinque di loro, i più competitivi, per non deviare la traiettoria e perdere così del tempo, gli andarono letteralmente addosso sfiorandolo. Due tagli alla camicia, uno davanti e uno dietro procurati dalle ali dei pennuti, erano ora stampati sul capo come due sorrisi. Lui non fece una piega.
Dopo un tempo infinito finalmete alzò lo sguardo davanti a se, non interrompendo però la marcia e ci mise del tempo prima che la testa smettesse di girare, tanto era stato col capo chino.
Proprio al limite del suo campo visivo notò una figura familiare in lontananza, era troppo distante per poter esserne sicuro, ma sentiva che fosse proprio chi pensava. Si fermò per un attimo, stette immobile senza distogliere lo sguardo e prese fiato.
Via! Cominciò a correre, velocissimo, con tutte le sue forze; i piedi prima pesanti sfioravano ora senza più affondare la sabbia-biscotto, i tagli sulla camicia erano diventate prese d'aria degne di una fuoriserie, il sudore che scendeva copioso sul corpo era olio per le giunture dei suoi arti. Le persone attorno continuavano a non accorgersi di lui, solo i quattro o cinque gabbiani di prima lo osservavano con stupore.
Correre, correre, correre; nulla di più bello pensava il ragazzo senza distogliere gli occhi dall'obiettivo. L'aria era diventata fresca perchè era ormai bagnato fradicio e il mare sembrava non accorgersi di quello che stava succedendo attorno a lui, inspirava ed espirava, tutto qua.
Il maratoneta continuava a gareggiare ma si accorse ben presto di non guadagnare terreno, anzi; la figura familiare continuava ad allontanarsi nonostante stesse apparentemente camminando. Accelerò allora fino a sentirsi quasi scoppiare, ma la visione non si avvicinava e dopo qualche secondo sparì dalla vista.
Si bloccò, esausto; strappò quello che era rimasto della camicia per respirare meglio prima di cadere sulla schiena.
A braccia larghe il ragazzo ammirava adesso il cielo azzurro, macchiato quà e la da qualche minuscolo batuffolo bianco, anche lui indifferente alla scena a cui aveva appena assistito; i quattro o cinque gabbiani di prima invece lo guardarono ancora una volta, per poco, dall'alto, prima di volare via

sabato 20 dicembre 2008

Spartito

Davanti a te hai un foglio bianco, in mano una penna col cappuccio mordicchiato, forse per il nervoso, forse per l'attesa, o semplicemente perché la famosa "fase orale" di Freud in realtà non l'hai mai superata. Stai seduto un po' scomodo, la postura è importante, ma se non inclini la testa i pensieri non escono dall'orecchio, perciò chissene. Curi molto la tua calligrafia per le prime 2 righe, poi ti accorgi che scrivi lento e ti scappa l'immaginazione, così velocizzi il ritmo, noncurante di rimanere dentro o fuori il pentagramma immaginario sotto i tuoi occhi. Le idee si materializzano contemporaneamente al movimento della tua mano, le dita strette e sicure sfiorano appena il foglio, non vuoi sbafare di nero il bianco candido. Mentre imprimi sulla carta sogni, paure, delusioni, riflessioni, gioie e vaffanculi al mondo intero, non ti accorgi che stai facendo qualcosa di diverso rispetto al resto delle persone... Si parla, si urla, ci si confessa, si gode, si piange ormai sempre più a cazzo, per usare un antico e nobile termine in uso nella Francia di Luigi XIV, sdoganando sentimenti intimi dell'animo umano, con la conseguente perdita di valore di questi stessi.
A volte va bene così... Senza parole

giovedì 11 dicembre 2008

Memento

Tra le mani tengo una foto, con il cuore l'emozione, con la mente il ricordo. Un'insegna di un paese straniero alle nostre spalle, la stazione la scenografia, tre sorrisi divertiti e un quarto dietro la macchinetta fotografica. I ricordi sono confusi ma la prova di quel momento ce l'ho davanti agli occhi e si che fa effetto; mai visto visi più spensierati e più liberi, mai notato anime così unite. Fissando l'istantanea mi accorgo che il cielo è bianco; non si vede molto ma scommetto che rideva anche lui...

martedì 2 dicembre 2008

L'attesa

Si svegliò di soprassalto e guardò l'oblò ai piedi del letto, era giorno su questo era sicuro, che ora fosse invece, non ne aveva assolutamente idea. Appoggiò il piede sinistro a terra, si guardò intorno come se non sapesse dove si trovava; il piede destro fu una formalità.
Decise di non aprire quella curiosa finestrella, buona per un cartone animato pensò, ma si limitò a guardare fuori, l'acqua in basso sembrava più vicina di ieri. Avvicinandosi allo scrittoio della cabina prese la sigarettina di tabacco della sera prima, non terminata perché sazio e stette un minuto buono a fissarla prima di accenderla. Il fumo andava verso il soffitto, scivolava per tutta la parete e si conficcava nell'unico buco che dava verso l'infinito, come piaceva chiamarlo lui, provocato probabilmente dal becco di un gabbiano ubriaco pensò, chissenefrega terminò.
Aprì il pomellino che faceva sgorgare l'acqua dal lavabo "Acqua gelata cazzo, non mi abituo mai".
Si sciacquò in maniera quasi sacra, come un musulmano prima di entrare nella moschea a pregare; il liquido scivolò tra le rughe della pelle, attraverso gli anfratti del viso, bagnando i confini dei capelli.
Ancora prima di essersi asciugato del tutto era già sul ponte della nave.
Inspirò profondamente ad occhi chiusi, era una bella giornata, l'infinito si vedeva proprio bene oggi. Diede un'occhiata prima a destra, nessuno, poi a sinistra, idem; avvertì subito una presenza alle spalle però e senza voltarsi, con la voce ancora impastata, incominciò "Buon giorno capitano".
"Buon pomeriggio semmai" la voce era proprio quella del capitano, una voce timida, minuta, da ragazzino, per nulla adatta all'importante ruolo all'interno dell'equipaggio, men che meno alla sua statura da colosso. Con gli avambracci poggiati alla ringhiera arrugginita il ragazzo sospeso esitò un attimo, poi finalmente si voltò, alzò la testa di qualche centimetro per guardarlo negli occhi e sorrise.
"Cosa stai guardando ragazzo? Sono mesi che sei qui e a parte il tempo la visuale non è certo cambiata!" disse il capitano con un tono serio ma quasi paterno.
"Osservo l'infinito capitano, oggi si vede bene, non è mai uguale, almeno a me non sembra. Alcune volte fa paura, altre volte è bellissimo, altre ancora sembra finire e altre..."
"Si si, ho capito!" lo interruppe il capitano "Sei strano, ragazzo! Di solito non parli mai, quando finalmente apri bocca è per dire una cazzata e far ridere i marinai. Oggi però sembri diverso, hai gli occhi stanchi, un po' tristi. Dubito però che sia cambiato qualcosa, qui è sempre tutto uguale! Il mare è quello che vedremo per sempre, nient'altro, questa nave viaggia sull'infinito"
Il ragazzo sospeso non rispose, continuava a guardare il capitano negli occhi e sentiva solo il rumore del mare
"Capisco" dopo una lunga pausa concluse il capitano "E' meglio che vada a terminare il mio giro di controllo, ti lascio alle tue riflessioni" Il ragazzo sospeso non distolse però lo sguardo dal suo interlocutore, continuò a fissarlo negli occhi "Me ne voglio andare capitano, qui sto bene ma ora sento il bisogno di scendere. Oggi l'infinito non è così tanto grande, ce la posso fare, sono ancora in tempo" stava sorridendo mentre due lacrime perfettamente simmetriche gli rigavano gli occhi "Lo vede capitano! Ora si vede la fine!" la mano del ragazzo stringeva adesso forte il braccio del capitano "Grazie per avermi tenuto con voi, per avermi aiutato ad aspettare!"
Il capitano capì che gli occhi del ragazzo erano si molto stanchi, ma non tristi. Fece appena in tempo a far sorridere gli occhi ma non riuscì a parlare, il ragazzo aveva già indossato un giubbetto di salvataggio.
"Aspetta!!" gridò con tutta la forza "Dove vai? Ti ammazzerai ragazzo siamo in mare aperto!"
Il ragazzo sospeso non riuscì a sentire perché era già in volo, con le braccia aperte e un sorriso da ebete stampato in faccia; dovette riprendere fiato prima di toccare il mare con le scarpe, il volo verso l'infinito. Disperato, il capitano osservò il giubbetto giallo con dentro il ragazzo allontanarsi; quando allargò la visuale del suo sguardo verso l'infinito sussultò "Non ci posso credere... TERRA!!!"

domenica 23 novembre 2008

venerdì 21 novembre 2008

Eternal sunshine of the spotless mind

Come quando ridi tanto senza sapere perché, come quando ti accorgi che è tutto vero, come quando sei sopra un dirupo e ti senti un Dio, come quando non sai che dire ma sai esattamente quello che pensi, come quando non immagini come finirà ma sei contento di essere arrivato fino a lì, come quando sai di essere esattamente dove vorresti essere...

venerdì 14 novembre 2008

Il cavalier senza macchia e senza armatura

Il cavalier senza macchia Gestubaldo era ormai da mesi in viaggio verso l'Ignoto, per la precisione il centro storico di Ignoto, piccolissima cittadina di mercanti situata al di là del misterioso deserto dalla sabbia bianca. L'armatura invisibile che fin'ora aveva portato addosso cominciava a farsi pesante sulle sue spalle e l'elmo a forma di punto interrogativo era sì un gran bell'oggetto, ma completamente inutile per orientarsi e capire dove cavolo doveva andare, data la scarsa visuale che provocava. Notò anche che il suo inseparabile animale che cavalcava fiero dalla notte dei tempi bui affondava le zampe sempre più in quel mare all'apparenza solido color latte, stremato dalla fatica, dalla fame e dai peti nella schiena che, s'eppur silenziosi, il cavalier era costretto a mollare, anche a causa dei fagioli che mangiava, unico pasto in scatola preso in gran quantità prima della partenza perché in offerta speciale allo Sma sotto casa. Sopra la testa, splendeva un sole enorme che non faceva ombra ma rifletteva ancor di più quel bianco sotto i loro corpi.
Con una pacca sulla nuca di Girolamo, così si chiamava l'animale, il cavaliere gli ordinò di fermarsi; tentò nuovamente di scrutare l'orizzonte, ma non ci riuscì. Borbottando qualcosa sulla madre di chi gli aveva venduto l'elmo, si sfilò quest'ultimo con entrambe le mani; aria, finalmente aria che scorreva attorno alle tempie, dentro le orecchie e sopra quei capelli sudati e schiacciati, diventati molto simili a quelli di Dario Argento. Rimase con gli occhi chiusi per secondi, ascoltando il silenzio e sentendo il sangue che fluiva ora uniformemente attraverso le vene del collo e i capillari del naso. Quando lì riaprì avvertì un leggero giramento di testa, provocato sicuramente dalle nuove sensazioni, ma anche dal fiato di Girolamo che gli stava accanto, allo strano sapore di yogurt alle susine andato a male da un pezzo.
Dopo aver dato una mentina grande quanto un galbanino a Girolamo, Gestubaldo si allontanò appena, arrampicandosi su una duna ripida e impervia; mentre si meravigliava di quest'ultimo aggettivo usato dall'autore, ebbe per la prima volta la possibilità di osservare da vicinissimo quella sabbia: "Come tutte le altre" sentenziò in un primo momento, "Pare forfora" in un secondo, "Anzi no sembra cocozza" giudicò alla fine. Arrivato in cima alla bianca collina aveva ora il panorama completo di ogni cosa, la strada fatta fino a lì e quella ancora da percorrere, benché non ne vedesse ancora la fine; l'unico suo errore fu quello di trascurare quella che stava facendo...
Tornò indietro e si avvicinò a Girolamo, intento a finir di succhiare la mentina, e provò piacere nel constatare di avergli insegnato bene come consumare una caramella. "Camminiamo insieme, non ti salirò sopra, per oggi basta" disse ad alta voce; Girolamo non disse niente, era arrivato ad assaporare il cuore alla liquirizia della mentina. Prima di rimettersi in viaggio il nostro decise di liberarsi dell'ultimo peso; scaraventò con forza l'armatura invisibile a terra, credendola inutile almeno fino all'arrivo, "Tanto da che cosa dovrei proteggermi ?"
Le ore passavano, il sole non scendeva. Nella quiete totale, improvvisamente ebbe un sussulto, forte, improvviso, violento e terribilmente piacevole. Il cuore pulsò freneticamente, la mano gli tremò e Girolamo si spaventò tanto da cadergli addosso.
Il cavalier Gestubalto giaceva ora in terra a pancia in su, con il corpo di Girolamo che gli bloccava le gambe ed un gran sorriso in faccia; "Fulminato e folgorato come San Paolo sulla via di Damasco" pensò. I capelli mischiati alla sabbia bianca erano ora asciutti e le mani non tremavano più; "l'armatura Zen, non ho più l'armatura Zen" continuava a ripetere. Sfilò lentamente le gambe da sotto il peso di Girolamo, anche lui tornato calmo e felicissimo per la pausa forzata; "Non ho più l'armatura Zen" ripeteva quasi a memoria il cavalier.
Si alzò e con lui Girolamo; dopo un breve riepilogo di quello che gli era appena capitato, decise di seguir quella visione. "Certo" rimuginò, "Più che illuminazione potrebbe essere un abbaglio, ma se non vado fino in fondo me ne pento, fra un giorno, due o forse cento".
Mentre riprendeva il cammino, verso ora tutt'altra direzione, pensò che l'armatura invisibile Zen a poco sarebbe servita, sopratutto in quest'occasione...

venerdì 7 novembre 2008

Demoni e dea

Sapeva che sarebbe stata l'ultima volta. Il cuore gli pulsava nel petto a ritmi irregolari, pensò di essere prossimo ad un infarto e strinse il pugno sinistro fino a che le unghie quasi non trapassarono la carne del palmo della mano. Chiuse gli occhi immaginandosi quei momenti e quasi perse i sensi; decise allora che serviva uno spruzzo, l'ultimo della serata, forse di sempre, per sprofondare la ragione nel buio più profondo della mente. Mentre scaldava la dose nel cucchiaino concluse che combattere con i demoni del proprio fallimento era di gran lunga più semplice che rimuginare su quello che poteva essere ma che non era stato. Si iniettò una dose volutamente abbondante, la mano non tremava, il cuore batteva lento e lo sguardo era rivolto ad una foto sulla parete in cui era ritratto felice. L'ultima cosa che sentì prima di collassare fu la pancia del suo gatto che si strusciava facendo le fusa sul collo del piede.
Il corpo steso sul letto, prima rilassato, si irrigidì immediatamente; istintivamente cominciò a curvarsi per lenire lo spasmo ma non ebbe l'effetto sperato. Quando ormai la schiena era piegata in fuori quasi ad angolo retto e gli occhi che riuscivano a vedere solo il cuscino piangevano sangue e lacrime capì che tutto sarebbe finito presto. Gli venne in mente in pochi secondi suo padre che lo aspettava all'uscita della scuola, la madre che gli insegnava come preparare un buon piatto di spaghetti, il suo miglior amico che lo abbracciava dopo la morte del nonno e lei, distesa nel letto dopo aver fatto l'amore, ancora tiepida, che si portava i capelli dietro le orecchie perché aveva caldo. Tentò di cancellare questo ricordo perché sapeva che sarebbe stato l'ultimo prima di morire senza aver vissuto come avrebbe voluto, ma non ci riuscì e gli occhi si chiusero ermeticamente mentre il telefono squillava per qualcuno che non era più lì.

venerdì 31 ottobre 2008

C'è un titolo a tutto ciò?

Volevo per forza scrivere ancora un post prima della fine di questo Ottobre che pare Settembre ma non mi viene in mente nulla. Ho provato a spremere le meningi cambiando posizione nella sedia a ogni spremuta. Quando ho capito che neanche a testa in giù stringendo una pallina antistress con una mano e strizzandomi il capezzolo con l'altra mi sarebbe venuta un'idea, ho deciso di scrivere e basta, che poi è quello che faccio sempre. Scrivere di quello che sto pensando mentre scrivo di quello che non mi viene in mente; ecco direi che si può sintetizzare così.
Lascio un video, live naturalmente, come colonna sonora di quest'ultimo giorno di Settobre...


giovedì 23 ottobre 2008

Mi manca il flusso canalizzatore

C'era una volta un paese, il più grande paese del mondo; per nulla grande per la sua estensione sulla terra, ma grande per cuore, cultura, tradizione ma nello stesso tempo apertura verso il nuovo venuto da lontano, proiettato solo al raggiungimento della perfezione artistica e letteraria. Il primo fra tutti i paesi che dava la possibilità anche a chi non aveva da mangiare, ma sapeva raccontare (con la testa, con le mani, con le parole) il divino fino a quasi sfiorarlo, di esprimersi. Un paese con i mari più limpidi, con gli alberi più verdi, con la terra su cui si camminava meglio conservata e per nulla deturpata. Un paese che commise degli errori a causa della sua superbia e della sua ignoranza, pagati poi con sacrifici umani e materiali; un paese che seppe unirsi nella tragedia e ricostruire insieme quei valori che erano andati perduti a favore di stupidità e intolleranza. Un paese che successivamente seppe fondersi a genti vicine e lontane al grido di libertà e amore, suonando note e cantando versi talmente profondi da raggiungere il sacro.
Sembrano passati miliardi e miliardi di tramonti a veder quegli anni vero?
Se guardo fuori dalla finestra quello che è oggi e quello che siamo ora, adesso, mi sembra di vedere Doc, Marty e il cane Einstein che dal finestrino della Delorian fanno sorridenti il gesto dell'ombrello...

giovedì 16 ottobre 2008

Un coniglio chiamato desiderio

Per il nostro primo appuntamento (e forse ultimo) con l'educazione sessuale, ci avventureremo nel racconto di un'uscita fatta tra due semplici giovini, no di certo alla prima esperienza sessuale ma neanche Rocco e Cicciolina ai grandi magazzini. Per comodità ma soprattutto per convenienza data la già spinta natura del racconto immagineremo i due come coniglietti, lo so, non originale come idea, ma se ci pensate bene un pene, una vagina e due bocce come si devono almeno io ce li vedo bene sul roditore in questione.
Il coniglino Genoveffo, non molto attraente e sportivo ma con una mazza tanta, lo troviamo a pettinarsi (sopra e sotto) davanti all'enorme specchio della sua camera, un po' nervoso per l'appuntamento ma felice di riuscire a fare due cose contemporaneamente: pettinarsi dicevo e giocare a mini-golf senza usare le mani.
A qualche centinaia di metri in linea d'aria troviamo un'altra camera da letto, tappezzata di poster di Jon Bon Jon Von Son Ton Ron Bovi: all'interno di essa scopriamo la coniglina Bertoldina, intenta in un breve ma deciso auto-petting con la mano roteante di Action Man missione Australia (l'uso del meccanismo elettronico permetteva al nostro eroe di lanciare un boomerang di plastica).
Dopo la presentazione dei nostri, ancora ignari della schiacciata che si sarebbero fatti a fine serata, inizierò a raccontare come andarono le cose quando per la prima volta si conobbero sessualmente, ma più che sessualmente direi carnalmente, ma più che carnalmente direi bagnatamente, ma più che bagnatamente direi sculacciatamente, ma più che sculacciatamente... (Scusate, anche il narratore si fa prendere dalla mano, anzi dalla mano suona ambiguo, diciamo dalla bocca, mmmmhhh forse questo è ancora più ambiguo).
Genoveffo arrivò con la macchina alle 21 precise davanti casa di Bertoldina; un colpo di clacson annunciò il suo arrivo, un altro colpo subito dopo, molto più sordo, proveniente dal culo del coniglino, tradì la sicurezza fin'ora ostentata. Mentre Genoveffo era ancora occupato ad arieggiare la macchina da quel peto record di ben 10 secondi netti (per netti si intende il tempo che intercorre dall'emissione del suono alla completa chiusura delle pareti interne anali), apparve in tutto il suo candore, perfettamente mascherato da un'abito e un andatura da escort, la coniglina Bertoldina. La meraviglia e l'eccitazione sul volto di Genoveffo fece distrarre la coniglina dall'accorgersi che per eliminare l'odore non ancora sopito, il gagliardo giovine aveva acceso due sigarette e quattro incensi alla banana posizionati in ordine sparso nell'abitacolo.
"Che buon odore di sigaretta alla banana!" esclamò lei muovendo lentamente le labbra; Genoveffo baciò la sua mano pensando ma non dicendo "Anciantè", raccontò della sua passione per gli incensi alla frutta, mise in moto la macchina e maneggiò il cambio così sensualmente che la coniglina pensò per un attimo fosse gay.
Il cinema fu un occasione ghiotta per scambiarsi sguardi nel buio più completo, sussurri all'orecchio tipo "Vado al bagno, mi dici dopo che è successo?" ma soprattuto domande sul perché erano andati a vedere "Fermati o mamma spara", capolavoro restaurato e rimasterizzato in dolby digital con Sylvester Stallone. L'aria si era fatta più fresca e Genoveffo colse l'occasione per coprire cavallerescamente con il suo giubbotto le nude spalle di Bertoldina, che ringraziando scoprì nella tasca interna del capo rimasta aperta 3 preservativi, una boccetta omaggio di vaselina reclamizzata e donatagli da una simpatica vecchina all'ingresso di un supermercato, guarda caso attaccato ad un sexy shop, e un bignami all'apparenza autentico con le 100 frasi più efficaci per l'acchiappanza. Subito dopo l'audace scoperta Bertoldina non si scompose, anzi, infilò la lingua con forza nella bocca di Genoveffo, intento a pronunciare discolpandosi la classica scusa "Non sono venuto con il giubbotto, prima avevo la mantellina". Non fece in tempo a pronunciare per intero la frase però perché ormai stava succhiando quel corpo caldo e bagnato; ebbe subito la sensazione di succhiare una Fruit Joy, per via dei granelli sul palato che rimanevano una volta ingoiata, ma si accorse che Bertoldina aveva semplicemente le papille gustative leggerissimamente infiammate. Da quel momento in poi il turbine della passione li avvolse completamente: lingue che ballano samba e fanno fuori-dentro-dentro-fuori alla velocità della luce, mani che si infilano ovunque, i portachiavi di entrambi raffiguranti Action Man con il pollice alzato alla Fonzie, in realtà in "missione autostop", che si strusciavano avendo come ostacolo solamente il tessuto dei pantaloni. "Vieni da me" disse Genoveffo con una voce e una cadenza simile a quella di uno che si era scolato 23 gin tonic e stava per ordinare un campari per riprendersi. "Va bene" disse lei con il rossetto color cannella che gli copriva ormai completamente la faccia tanto che il coniglino pensò per un secondo di aver fatto la proposta al suo simpatico vicino di casa del Bangladesh.
Seguì quello che voi tutti cari amici ma soprattuto care amiche aspettavano da molto e che io, senza dilungarmi troppo ma scendendo volutamente in particolari, racconterò minuziosamente non solo perché spiavo il tutto col telescopio dalla mia camera, ma anche perché c'ho il video a casa e me lo sono rivisto più volte.
Appena si tolsero le mutande, capirono che c'era da divertirsi. Genoveffo estrasse dal fodero la sua verga di ghiaccio bollente agitandola per aria come uno sbandieratore agita la propria bandiera durante la fiera medievale della città, provocando una leggera brezza e il conseguente muoversi dei capelli di Bertoldina come se fosse seduta dietro la moto di Valentino Rossi durante una gara valida per il titolo di campione del mondo. Bertoldina dal canto suo esibì una vulva pettinata come andava di moda negli anni '80, un incrocio tra Renato Zero ai tempi d'oro e Ace Ventura. Il su e giù iniziò subito di gran lena, con Bertoldina che gemeva gridando "Ancora!!!", Gesualdo rispondeva con un "Ancora!!!" mentre lo stereo cantava "...Perché io da quella sera non ho fatto più l'amore senza teeeeeee!!" Quando il coniglino venne fu un concerto di mugugni simili a quelli emessi da un qualunque umano affetto da stitichezza seduto sul water, la coniglina lo seguì qualche minuto dopo, una mezz'oretta per la precisione, quando lui si stava già rivestendo. "Ti è piaciuto?" voltandosi con fare maschio disse Genoveffo, "Mortacci nostri se non m'è piaciuto cazzo" esclamò lei con una classe degna di una principessa. Quando Il coniglino salutò la coniglina notò che il materasso ad acqua su cui avevano appena consumato l'amplesso era diventato un materasso ad acqua completamente bagnato d'acqua, ma non quella solitamente usata per riempire i materassi ad acqua; rimase particolarmente soddisfatto della visione, tant'è che camminado con il viso girato all'indietro prese con la tempia in pieno lo stipite della porta. Non disse nulla però, in cuor suo sapeva che Action Man in quell'occasione non avrebbe fatto una piega.

E' chiaro che ogni riferimento a fatti, cose, persone e incensi al sapore di banana è puramente casuale, ed è ancor più sibillino che non si è trattata di una lezione di educazione sessuale, presa solo come pretesto dall'autore per scrivere una porcata: "Perché m'andava" il commento fatto.

lunedì 13 ottobre 2008

Stasera no

Sarà capitato anche a voi, prima di andare a dormire, di fare un'ultima incursione su internet, precisamente su Youtube. Magari si, magari no, magari l'ultima vostra navigata nella rete prima di coricarvi l'avete dedicata a siti del tipo "Calde passere" o "Caldi passeri" a seconda del vostro sesso, anzi no scusate, della vostra preferenza sessuale.
Stasera cercavo un video e più in particolare un volto ad associare alla canzone "cry baby" , sentita un paio di giorni fa di sottofondo ad una serata con amici ma in realtà presente in film, pubblicità ecc. ecc.
Mi sono reso conto dell'ignoranza (e non è la prima volta) che ho di fronte a mostri sacri della musica, sopratutto passata (ora come ora di quelli in vita me ne vengono in mente un paio). Conoscevo alcune canzoni di Janis Joplin ma non sapevo cantasse proprio lei questa canzone, bellissima e splendidamente interpretata. La cosa che mi è piaciuta più di tutte però è il testo, tradotto da qualche gentile personaggio e messo su internet.
Vorrei dirvi quello che ho provato con quest'ultima scoperta prima di andare a dormire, ma questa volta anche no.



sabato 4 ottobre 2008

Brillantina

E fu così che per dare un tocco fashion alla sua immagine il Gest pensò di fare domanda per partecipare al provino per "Uomini e donne"...
Seguiva quel programma con molta attenzione da circa una settimana stando ben dritto sulla poltrona ad ascoltare i dibattiti interessantissimi che via via prendevano forma in quello studio formato da tronisti con sopracciglia rifatte, corteggiatrici, urla senza senso, pantaloni di pelle, fondotinta sparato a caso su visi ammiccanti. Constatò subito che il programma era piuttosto rivoluzionario soprattutto nell'uso dell'applauso: "Sei una falsa perché nell'ultima esterna hai toccato il culo a James senza chiedergli il permesso!!" - applauso - "Ti ho visto in discoteca l'altra sera ballare con Joseph e con Charlie mentre facevi l'occhiolino a Gustav quindi non dire che stai studiando per prendere i voti!! - applauso - "Sasha è una ragazza magnifica, profonda, profondamente seria e che tiene alta l'immagine della donna moderna, riesce a togliermi i pantaloni senza slacciare la cinta e abbassare la bottega con una mano sola mentre con l'altra gioca a puzzle bubble" - applauso - "Mi si è smagliata una calza abbassandomi per far vedere che non porto le mutandine, vado a togliermele direttamente in camerino, Frederick mi accompagni? - standing ovation.
Il Gest cominciò subito a fare una lista delle cose che occorrevano per presentarsi al meglio per il provino: "I pantaloni aderenti non ce l'ho, devo chiederli alla produzione, però ho questa cinta viola con su scritto MONEY in brillantini, sobria, dovrebbe andare. La camicia fucsia ce l'ho, ora basta togliere i primi 5 bottoni in alto e rasarmi i 5 peli nel petto che ho, vanno di moda i glabri. La seduta al solarium l'ho prenotata, con il programma MASSIMA POTENZA (come diventare Lionel Richie in soli 45 minuti imparando anche ALL NIGHT LONG). Il fisico direi che non mi manca: addominali scolpiti, bicipiti possenti, pettorali maestosi e duri come una quercia; ho fatto proprio bene a rubare 'sto manichino alla Rinascente. Per quanto riguarda la parlantina e il grado di cultura per affrontare le domande di Maria, basta dimenticarmi tutti gli anni di scuola e studiarmi bene le movenze di Dustin Hoffman in Rain Man".
L'indomani tutto era pronto e partì per il provino di buon mattino per recarsi a Cinecittà in metro. Alla fermata, mentre ripassava i passi di Giastin Timberleik, sentì con la coda dell'orecchio (il suo ha la coda qualcosa in contrario?) due ragazzine sui dodici anni che parlavano. "Hai visto Uomini e donne ieri? Mattew ha scelto Jessica perché ha le tette più grandi di Clarissa, faranno subito il viaggio di fidanzamento a Milano Marittima" "Che bello! Magari vivessi una storia d'amore così intensa anche io! E pensa che Mattew è lontano parente del nostro presidente Silvio, lui si che sarebbe un bel tronista!!"
A queste parole il Gest non disse nulla, ma pentito e affranto ebbe una crisi; il macchinista della metropolitana non fece in tempo a frenare il treno, mentre quella figura ingellata e con la camicia fucsia si gettava oltre la linea gialla.

mercoledì 1 ottobre 2008

lunedì 29 settembre 2008

Eppur si muove

Si alzò dal letto con difficoltà, facendo ben attenzione ad aprire gli occhi con calma, perché secondo lui se si aprivano gli occhi di scatto dopo un lungo sonno si rischiava la cecità permanente; dopo un lungo interminabile minuto riuscì a spalancarli, ancora un po' cisposi ma contenti di funzionare come la sera prima. Passò le varie stanze del corridoio senza guardare dentro, sorprese almeno lì non ce ne erano mai state, infilandosi direttamente in bagno, sotto la doccia per la precisione. Pulì accuratamente il suo corpo dimenticandosi per un attimo la nuca, ma rimediò subito dopo quando cominciò a sentire le imprecazioni di questa. Infilandosi i vestiti, sentì i diversi tessuti abbracciarlo con amore: prima le mutande, poi la maglietta, infine i pantaloni. Aveva giusto mezz'ora per presentarsi all'appuntamento, quello fissato da quella voce, sconosciuta ma convincente, ne uomo ne donna all'apparenza; eppure lui aveva accettato, curioso come al solito, e felice di fare una bella passeggiata, l'appuntamento non era così lontano. Mentre camminava per il vialetto alberato sentì un odore che sembrava di vittoria, ma si convinse che stava sbagliando; Prese un utile caffè al chiosco all'angolo, con il proprietario che come al solito vendeva sotto banco biglietti della lotteria e che porgendoteli sussurrava: "L'importante è partecipare". Non aveva mai capito fino in fondo la frase, ma declinò per l'ennesima volta con il suo solito sorriso, capace di farsi perdonare a volte, di farti innamorare altre e di farti passare una bella giornata comunque, anche se cinque minuti dopo lo avresti dimenticato.
Arrivò al luogo dell'appuntamento, sotto l'albero che pendeva da un lato, nell'angolo della piazzetta riservato a quelli che stanno aspettando qualcuno o qualcosa. Aspettò per un po' immaginandosi scene da film, come una macchina in corsa che sgomma davanti a lui, il finestrino che si apre e Bruce Willis che consegnandogli una busta gli ordina: "Custodiscila, il destino del mondo è nelle tue mani". Urlando dentro di se un "ganzo!!" ritornò alla realtà; ancora nessuno in vista e il tempo continuava a passare mentre decise di accendersi una paglia. L'aria era ferma e il fumo sputato dalla sua bocca rimaneva proprio davanti a lui, denso ed immobile, come se fosse pronto a rientrare nel corpo da un momento all'altro. Ancora nessuno. Pensò allora e finalmente alla possibilità che qualcuno gli avesse fatto uno scherzo; spense la paglia e si girò per andarsene quando sentì di nuovo quell'odore che sapeva di vittoria. Durò un attimo, giusto il tempo di tardare la sua voglia di andarsene e di farlo accorgere che incastrato su un piccolo foro della corteccia dell'albero che pendeva da un lato c'era un foglietto: "NON MOLLARE" c'era scritto.

domenica 21 settembre 2008

Il panorama dalla finestra della scuola è molto più interessante

Daneri vieni qui. Avvicinati alla cattedra per favore. Sei sull'orlo della bocciatura e continui a mantenere quel sorriso in faccia; sul banco sei sempre disattento, guardi per aria, fuori dalla finestra, il profilo della Binacci... Esci da qui e neanche vai a casa. Prendi il motorino e ti fai i chilometri per Roma, vai al cinema, esci con quel tuo amico, "il Chicco" mi pare che si chiami, preferisci uscire con una ragazza piuttosto che ripassare la lezione. E quando finalmente torni a casa e ti fermi un attimo non ti metti a studiare per riparare. Ti metti a leggere i fumetti, i libri che non c'entrano nulla con la scuola, giochi e scrivi a quel cacchio di computer. Se c'hai un fine settimana libero non ti metti sotto ma che fai? Te ne vai ad Ancona a cazzeggiare con i fratelli, dico io è possibile? E poi l'attenzione ragazzo! Questaltr'anno organizzerò un seminario sull'attenzione e tu sarai il mio primo studente, perché dici? Perché sei sempre disattento, le cose ti capitano davanti e tu neanche le vedi! Ma cosa pensi che sia tutto un gioco? Tutta una finzione? Che un giorno ti svegli e c'hai una casa, una famiglia, un lavoro che ti piace? Allora Daneri che mi dici?
Che lei a ragione prof. Il mio unico errore è che mi limito a vivere...

martedì 9 settembre 2008

Mi stupisco

Girovagando in macchina l'altro giorno ho visto un omino piccolo, ma così piccolo che c'era un infinità di spazio accanto a lui, che ne dava di santa ragione a uno grosso, ma così grosso che stava stretto in quel pezzo enorme di vita. Mi sono stupito.
Camminavo per le strade di Genova, così simile ma allo stesso tempo molto più bella di Barcellona (lo so, a qualcuno potrà sembrare una bestemmia, allora fatevi un giro a Genova...) e per la prima volta mi sono sentito del luogo, come se ci fossi stato decine di anni prima; ancora prima di quando ho sentito per la prima volta una canzone di De Andrè, ancora prima del giro a dieci anni nell'acquario, ancora prima del mio soprannome dato dalle origini di una parte della mia famiglia. Mio nonno nacque li, faceva il marinaio, poi si innamorò in uno dei suoi viaggi di una donna di Ancona, si allontanò da lei durante la guerra con la promessa di ritornare. Gli anconetani vicino alla donna tentavano di persuaderla, dicevano lei che non sarebbe più tornato; finché mentre era in casa, una sera, sentì un fischio in strada, si affacciò e lui era lì. Mi sono stupito.
Domani 10 settembre a Ginevra alcuni scienziati grazie ad un acceleratore di particelle creeranno un paio di buchi neri, per scoprire l'origine dell'universo; e poi come li chiudono 'sti buchi? Mi sono stupito.
Come è strana la storia; migliaia di persone in Italia sono morte per combattere contro un regime, contro un'idea malvagia, contro quello che viene chiamato "male assoluto", e dopo appena sessant'anni un ministro della Repubblica in una cerimonia antifascista, ha ricordato le morti di quelli che "dal loro punto di vista" facevano del bene per il nostro paese. Mi sono stupito (ma neanche troppo).
Provo ancora un'emozione fortissima quando rivedo amici lontani e vicini, quando il vento forte fa intrecciare le nuvole come pensieri, quando guardo una foto che mi fa ricordare il momento in cui è stata fatta, quando sono solo, quando sono in compagnia, quando ascolto una canzone per strada e il mondo attorno si muove in silenzio, quando guardo e mi perdo negli occhi di una donna. Mi stupisco...


"...e mi sovvien l'eterno,
e le morti stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
infinità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare"

lunedì 1 settembre 2008

Sono anche un po' canzoniere

Slip inside the eye of your mind
Don't you know you might find
A better place to play
You said that you'd once never been
All the things that you've seen
Will slowly fade away

So I'll start the revolution from my bed
Cos you said the brains I had went to my head
Step outside the summertime's in bloom
Stand up beside the fireplace
Take that look from off your face
You ain't ever gonna burn my heart out

So Sally can wait, she knows its too late as we're walking on by
Her soul slides away, but don't look back in anger I hear you say

Take me to the place where you go
Where nobody knows if it's night or day
Please don't put your life in the hands
Of a Rock n Roll band
Who'll throw it all away

So I'll start the revolution from my bed
Cos you said the brains I had went to my head
Step outside the summertime's in bloom
Stand up beside the fireplace
Take that look from off your face
You ain't ever gonna burn my heart out

So Sally can wait, she knows its too late as we're walking on by
Her soul slides away, but don't look back in anger I hear you say

Don't look back in anger
Don't look back in anger
Don't look back in anger
At least not today



Oasis "Don't look back in anger"

giovedì 7 agosto 2008

Se sta 'na crema..

Il blog è momentaneamente in vacanza, come il Gest d'altronde, teletrasportato nel rilassante pianeta Anconia... Saluti

sabato 2 agosto 2008

R.E.M.

Ti ho portato questa... Ti piace? No, non ringraziarmi, è solo un pensiero. Una cosa da nulla, un piccolo dono, non era quello che volevi? Va bene, se insisti ti dico dove l'ho presa. Ero in una stanza buia, proprio come quella dove eri tu adesso; andavo a tentoni, strisciavo sul pavimento liscio, arrancavo come un assettato in pieno deserto. Non c'era luce o almeno non vicino a me. Notai infatti un piccolo foro, minuscolo, stretto, talmente stretto che una matita avrebbe fatto fatica a passare, proprio sopra la mia testa, a circa 4 metri di altezza; dico circa perché nella mia condizione non ero in grado di misurare a occhio granché. Dicevo del foro, ma mi dimenticavo del profumo, un profumo che sentivo a ondate, a momenti, prima debole, poi intenso. Il profumo penetrava così facilmente nella mia mente distratta, sempre impegnata a risolvere quiz inesistenti, che mi fece trasalire. Decisi allora di spalancare ancor di più le narici e chiedere al mio cervello maggior attenzione nell'elaborazione dei dati affinché potessi seguirlo. Muovendomi a gattoni su quella superficie perfettamente liscia sentivo che più il profumo diventava forte e più il mio cuore batteva e si dimenava, lo stomaco saliva quasi fino alla gola, il mio prezioso augello aumentava di volume ergendosi dritto e fiero verso Nord. Con i muscoli e gli organi del corpo tesi come il Chicco prima di un esame capii che non poteva che essere il tuo odore; stupido sono, me lo ero quasi dimenticato ma non del tutto, almeno questo ancora me lo ricordo. (Era invece l'odore di un simpatico senegalese di nome Granmazz, momentaneamente appisolato vicino a me, svegliato per il gran casino ma molto felice di vedermi, forse un po' troppo. Scusa ma mi è scappata, anche nelle fantasticherie romantiche le cazzate ci vanno a finire, ci dovresti essere abituata). Il tuo odore dicevamo, anzi dicevo. Insomma realizzato ciò mi sono ritrovato qui da te, con questa cavolo di lampada a olio presa non so dove ma unica fonte di luce nel buio più totale. Secondo te non illumina molto? Macchè, riesco perfettamente a vedere i tuoi occhi che mi amano e mi odiano allo stesso tempo, identico sguardo da sempre o forse anche prima.

venerdì 1 agosto 2008

Ho lasciato il coniglio nell'altro cilindro

Ci sono, solo che non ci sono. Me ne sto in silenzio, come se niente fosse, quasi nascosto; se fate attenzione potete vedermi nella penombra della vostra mente e dei vostri ricordi. Vi sembra che sia giù? Non sono più capace di saltare fino al cielo, prendervi un sorriso e portarvelo sul viso in picchiata? E chi ha detto che l'abbia mai fatto. Sono uno scarso attore che sa fare bene l'illusionista, sono quello che volete, quanto e quando a voi piace. Sei richiesto, ti aspettiamo... Lo so, e vi ringrazio. Vengo presto tranquilli; solo che prima faccio l'eremita, sul monte più alto dell'universo, in una piccola caverna con me stesso o quello che ne rimane, importa poco se in realtà non mi muovo da casa, non so fare che illusioni.
Poi ormai dovreste saperlo, se mi faccio desiderare è per l'attesa prima dello spettacolo, il sipario si apre, qualche colpo di tosse dalla platea nel buio più totale della sala e si comincia; mi è sempre piaciuta l'entrata ad effetto...

giovedì 17 luglio 2008

Check-up 2

Sto molto meglio dottore come mai?
Perché il brodo senza giuggiole, non è proprio un gran brodo...
Scusi, cioè?
Vogliamo le nozze senza i fichi secchi per caso?
Non capisco...
Vuoi la zuppa e pure il pan bagnato?
Forse è meglio che...
Mi creda, il pane dopo la pasta senza fare la scarpetta com'è?
Ah ecco...

venerdì 11 luglio 2008

Check-up

Chiudi gli occhi, ora! Immagina quello che hai già vissuto, ciò che hai amato, ciò che hai odiato... Concentrati! La tua mente è sgombra, il tuo respiro è tornato lento, la tua anima quieta. Dimentica quello che ricordi perché non c'è più, trattieni quello che hai imparato, ti servirà.. Ora riaprili, come ti senti? Mi dispiace dottore, non funziona...

mercoledì 9 luglio 2008

Lettera

La bottiglia oggi non serve.
Una puttana oggi non serve.
Il cielo fuori, anche quello, non serve.
Guardo le mie mani aperte, vuote e sole come non sono mai state che accarezzano l'aria ferma attorno a me. Non guardo l'orologio, non voglio sapere quando accadrà; quello che voglio fare non ha tempo, non è tempo.
Non è tempo di rimpiangere ma solo di ricordare, non è temo di esitare, non adesso, ma di agire.
Stringo con gli occhi lacrime di disperazione perché la tristezza la lascio in questa vita.
Scelgo quello che gli altri non vogliono e possono scegliere, oltrepassando la paura come fosse burro.
Prima però, volo fino a te, odoro la tua nuca ma tu non ti accorgi, perché non esisto più


Anonimo

mercoledì 11 giugno 2008

Il disertore

In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.







Ivano Fossati

martedì 10 giugno 2008

La stagione

Calpestava le foglie sul viale d'ingresso e gli sembrò che qualcuno masticasse Cipster molto vicino a lui; l'aria odorava di nulla, il cielo era bianco e un gatto secco come lo spumante leccava il marciapiede sporco di qualcosa. Si mise in bocca una gomma e si accese una sigaretta che grazie alla menta diventò stranamente balsamica; Sono nervoso cazzo, diceva alla sua testa. La strada di foglie era finita e iniziava il mattone, quello rosso piatto che suo padre piantò nel terreno il giorno che ricevette il primo bacio sulla guancia da una bambina di nome Silvia; era arrivato agli scalini che si arrampicavano sino al portico quando apparve dalla cima della rampa. Indossava un cappello da pescatore, stivali in gomma, gilèt beige pieno di tasche e zaino in spalla. Vai a pescare? No, a prendere la posta dalla cassetta, sai, gli stivali sono per depistare e nello zaino ci tengo la carta da imballaggio, poi scoppio un po' di bolle.
E il cappello? Per non far scappare le idee buone dalla testa.
Osservò il vecchio che si allontanava, con un occhio rideva e con l'altro piangeva

venerdì 6 giugno 2008

Oggi sono io

Se cancello ogni tuo volto dai miei occhi, ogni tuo bacio dalla mia bocca, ogni tua voce dalle mie orecchie, ogni tua mano dalle mie mani, la tua pelle dalla mia, il tuo odore dal mio naso importante (chiamiamolo così), ogni tuo movimento dalla mia percezione, ogni tuo sorriso dal mio cuore, ogni tua traccia dalla mia anima, mi accorgo di essere qualcun'altro...

martedì 3 giugno 2008

Un po' come la foglia di Forrest Gump

"Il giorno in cui" arriva sempre, quando meno te lo aspetti, o magari quando lo speri ma non ci credi.
Te ne stai lì, fermo ma in fondo un po' ti muovi, in te ma non in te, felice ma neanche troppo, triste quanto basta, sincero dentro ma bugiardo fuori e improvvisamente arriva "il giorno in cui", o il tempo in cui, il momento in cui, comunque, arriva. Non importa se ci ha messo così tanto, se arriva tardi, se mannaggia a chi te pare arriva prima, "il giorno in cui" improvvisamente sembra nuovo, magari non cambia poi tanto ma intanto è arrivato. Oppure cambia, eccome; allora pensi che qualsiasi cosa tu abbia fatto prima, giusta o sbagliata che sia, è stata ugualmente necessaria per arrivare fino a lì. Avete presente la storia dei "se"? Se avessi, se fossi... Anche quando il se sembra matematico, scontato, ineccepibile, è sicuro che prendi una cantonata. L'imprevedibilità è infinita come l'universo che ci circonda, nè più ne meno; è una questione per matematici nucleari o per semplici credenti in un disegno fatto dal più strambo, amato e impenetrabile artista. Mentre ci pensi, o anche se non lo fai, l'importante è prestare attenzione; arriverà il giorno in cui non ti resterà che il tempo breve per ricordare; se sei stato attento significa che hai assaporato, se hai assaporato vuol dire che hai vissuto

giovedì 29 maggio 2008

Quando i funghi non sono solo quelli sotto ai piedi

Si parla sempre più di nucleare energetico in Italia, per conformarsi alla maggioranza degli altri paesi dell'unione europea e non solo. Un tipo di energia enormemente più produttiva delle altre che divide per la sua potenziale pericolosità sia a livello ambientale, sia per quanto riguarda la sfera umana. Qualche perplessità naturalmente ce l'ho dato che qui in Italia non riusciamo a far funzionare bene assolutamente nulla, neanche gli estintori nei luoghi pubblici. Già me l'immagino: "L'avete controllato il reattore?" "Lo doveva fare Cordoni signore, se vuole provvediamo.." "Si, fatelo, ma con calma, perché i ricambi e i controlli costano caro operaio, e sa perfettamente che meno spendiamo per cose utili, e più ci rimangono soldi per le vacanze e le cene a spese dell'azienda".
La questione del nucleare a livello internazionale riguarda invece l'impegno da parte delle potenze mondiali di non far armare paesi considerati "pericolosi" per la pace perché estremisti e contro i valori del nostro sicuro e democratico Occidente. La Corea e l'Iran non hanno diritto di continuare la ricerca e la sperimentazione della bomba atomica. Giusto o non giusto, mi chiedo comunque il perché di questo morboso tentativo di veto. L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha dichiarato pochi giorni fa che lo stato di Israele, nato con il prezzo del sangue soprattutto da parte di quegli arabi che più di un secolo fa occupavano quel pezzo di terra, possiede più di 150 bombe atomiche; una cifra da poco insomma, un trenx si direbbe dalle mie parti. Ora chiudete gli occhi; a fronte di questo dato provate ad immaginare quante testate nucleari potrebbero possedere Stati Uniti, Russia, Francia, Inghilterra, Giappone, Cina, Germania. Escludo il nostro paese semplicemente perché potremmo possederne migliaia, anche grazie alle mitiche basi americane sul nostro suolo, ma anche no dato che siamo un popolo in bilico tra l'orrore e il folklore, citando una frase da "Il Caimano". Facendo un esempio a caso, un paese come L'America, che ha partecipato a tutte le guerre dall'inizio del '900 a oggi, l'ultima delle quali scoppiata sulla base di una menzogna, che ha finanziato e appoggiato i più sanguinosi colpi di stato della storia, il solo paese al mondo in grado di fare il cazzo che gli pare in barba a organizzazioni tipo Nato o ONU e unico paese ad aver usato la bomba atomica polverizzando in una settimana due città, quante testate atomiche potrebbe avere? La seconda domanda mi viene automatica: L'Iran è più pericoloso degli Stati Uniti d'America? Allora penso che tutte queste paranoie non hanno senso, se l'Iran o il il paese dell'Urbucudurcul vogliono costruire la bomba, che gli venga pure permesso, la situazione non cambierebbe comunque; se questo mondo ha fretta si scomparire, non sarà certo per mano di una minoranza di mangiadatteri esaltati. Bob Marley cantava: "Non abbiate paura dell'energia atomica, perché nessuno di loro può fermare il tempo"; personalmente non ho nulla da obbiettare...

domenica 25 maggio 2008

Faccio il fantasma

Sotto una coperta che funge da cielo mi sveglio mentre ancora dormo; come cacchio fai direte, ma vi è successo anche a voi, solo che non lo spiegate così male come faccio io. A proposito, parlo al plurale ma mi sa che a leggere questo blog è rimasto il cugino del macellaio, figlio di alcuni zii acquisiti conosciuti tramite amici comuni...
Mi sveglio, dicevo, e una quantità di immagini scorrono a ripetizione in quell'ottovolante che è la mia testa, col risultato di tirare la coperta ancora più su, finché anche le braccia che la tengono tesa sono completamente sommerse. Aspetta però! Affrontiamo i fatti, tanto ormai non c'ho più scuse..
Perfetto! Deciso! Prima di muovermi però direi che aspetto la sveglia, c'ho ancora un'ora eccheccacchio buttala via! Prima di sprofondare di nuovo nel luogo dove tutto è possibile, mi volto un istante, osservo con i miei occhi cisposi ma sorridenti il tuo volto di profilo e appoggio le mie labbra con il peso pari ad una piuma sulla tua spalla per non svegliarti, hai ancora qualche minuto anche tu...

venerdì 23 maggio 2008

Fratelli dove siete?

Iniziammo a camminare in salita, tanto per fare una passeggiata, in maniche corte, con le tasche prive di soldi ma piene di felicità per essere ancora una volta insieme, ma senza dircelo, no, a noi non serve. Aspettate, lassù inizia la luna, andiamo un po' più avanti. Cazzo, sembra di camminare sopra il corallo, attento Play, si scivola! Ecco! Il primo cratere, prova a guardarci dentro, non te sporge però sennò finisci giù, svolta grossa vero?
Salimmo parecchio, fino a vedere il cratere più grosso, ma decidemmo di fermarci, il mare da qui si vedeva e a noi bastava; trovammo un piccolo pezzo di luna, con alcune rocce lisce e rosse che ci circondavano; era il momento di fare una canna. Mi correggo, non "una" ma "la"; si perché attorno non c'era nessuno, un silenzio incredibile, noi sulla luna, il mare in lontananza e la sensazione, almeno da parte mia, di PACE, quella dello spirito, della ragione e del corpo. Non ricordo di cosa parlammo, però prima di ricominciare a scendere Andrea scrisse il suo nome su una di quelle rocce, create apposta per quello, forse. Naturalmente facemmo la stessa cosa tutti, ora quelle firme ce l'ho impresse in testa. Scendemmo da un lato della montagna diverso da quello dell'andata, c'era sabbia nera sotto i nostri piedi; Sté cominciò a correre giù di corsa per quella discesa infinita, arrivato in fondo prese la macchina fotografica e scattò una foto di noi che lo imitavamo, leggeri e veloci verso la via del ritorno. Correndo e facendo a schiaffi col vento, pensai che se non c'era un disegno poco ci mancava; vedevo i fratelli ridere e urlare con la luna alle spalle e il sole in faccia.

mercoledì 21 maggio 2008

Sogno o segno?

Stanotte ho fatto un sogno, molto strano e reale; la cosa bella è che mi è sembrato durare tantissimo, poi ho scoperto che l'ho fatto in mezz'ora, da quando mi è suonata la sveglia a quando sono stato svegliato perché quasi in ritardo. Può essere uno spunto per qualcosa, c'ho pensato tutto il giorno, non male come idea, ci lavorerò sopra..

martedì 20 maggio 2008

Il ragazzo dai capelli che non crescevano era fermo immobile davanti al cartello. Una sola parola scritta grande e in bella vista era impressa su quel pezzo di legno chissà da quanto tempo; forse era più vecchia di un quarto dei miei anni pensava, forse addirittura più della metà della mia vita. Si fermò a scandagliare il tempo a ritroso però perché sapeva che quella parola lo riguardava, era sicuro di questo, perciò non doveva stare lì da così troppo tempo vista la sua età; aveva sempre dimostrato qualche anno in meno agli occhi delle persone, le quali, la maggior parte delle volte, cambiavano espressione del volto quando lui, quasi vergognandosi, rivelava il conto delle sue stagioni di permanenza in questa vita. Tornò non senza difficoltà al legno e all'incisione, fermi ed immobili retti da un palo a dispetto del mondo che li circondava; avvertì solo in quel momento che il vento prima leggero stava prepotentemente aumentando e gli alberi dal tronco fino sembrava si scambiassero di posto, tanto era la furia della natura su quel pezzo di terra. Osservò i vestiti che sbattevano sul suo corpo emettendo un suono simile alle frustate date con l' asciugamano arrotolato dopo l'ora di ginnastica, i lacci delle scarpe che ormai sciolti tentavano invano la fuga dalla loro prigione fatta di buchi e le nuvole che si muovevano come nei documentari che mostrano lo sbocciare dei fiori. Aprì le braccia come un vigile in mezzo al traffico mentre le lacrime gli rigavano il volto orizzontalmente, spalancò la bocca e urlò con tutte le sue energie quella parola, finchè il respiro di Dio non rallentò.

mercoledì 14 maggio 2008

... A forza di essere vento

La questione rom oggi è più attuale che mai, dopo i vari crimini commessi da questo popolo in Italia e le vendette private che vengono fatte di conseguenza dagli italiani (vedi le molotov a Napoli), trascrivo alcuni versi di Faber, come al solito il più bravo a identificare e raccontare le vite degli altri, anche le più disperate possibili..


Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento [....]
porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome è il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare [...]
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e fortuna
allo specchio di questa kampina (baracca da campo dei rom)
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio


Fabrizio de André - Khorakhané

lunedì 12 maggio 2008

E' tutto oro quello che luccica

La brezza del mattino mi raccoglie dal mondo di Morfeo in cui ero ancora intrappolato, il cielo è aperto, come aperta è la mia porta verso l'amore dell'altissimo, così si fa chiamare da queste parti..
In piedi sul terrazzo avverto l'odore di un luogo nuovo e al tempo stesso molto familiare; mi gratto la testa che prude di stordimento e lo sguardo si fissa su un piccolo insetto che si ferma sulla ringhiera. Vibrano le sue ali per qualche secondo, forse per lui sono minuti penso, poi mi volto per prendere una sigaretta e quando rialzo lo sguardo non c'è più. L'attenzione maniacale per alcune cose si mescola alla disattenzione improvvisa per le stesse; la potenza è nulla senza controllo diceva quella pubblicità, mai slogan fu più azzeccato. Butto la sigaretta di sotto e quando guardo il tuo viso illuminato dal sole sono convinto che non sia affatto un caso.

sabato 10 maggio 2008

Detassazione degli straordinari, abolizione dell'Ici sulla prima casa, ponte sullo stretto e da oggi l'annuncio che i soldi per tutto questo verranno tolti ai petrolieri e alle famiglie più agiate.
Straordinario! E' proprio quello che ci voleva! Un buon governo per un buon paese, fatti e non pugnette! E io che mi credevo chissà che sciagura si potesse abbattere sul nostro paese..
Programmi scandalosi alla televisione, modelli di società bassi e senza cultura, valori ridotti a "forza e onore" o al massimo "w la fica". Per fortuna tutto questo è scongiurato, l'Italia è salva e si sta alzando, per il momento è scritto in un cartellone elettorale ormai nel cassonetto, ma quel nano lì, ci ha mai deluso forse?

venerdì 9 maggio 2008

"Nessun dorma... Tu pure o principessa, nella tua fredda stanza, guardi le stelle che tremano d'amore.. e di speranza.
Ma il mio pensiero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà oh no! Sulla tua bocca, lo dirò... Quando la luce splenderà.."

lunedì 5 maggio 2008

Squsate

Mi squso per gli erori di gramatica... mi asumo tute le responzabilita del cazzo (o del cazo?).
Cerchero di rimediare con il controlo gramaticale... grazie dellaviso

domenica 4 maggio 2008

Il giovane che voleva diventare astronauta, quella sera non aveva la testa rivolta verso l'alto; strano, pensava. Passava intere giornate con lo sguardo verso le stelle, tra costellazioni, aerei di passaggio e sogni che stentavano a realizzarsi.
In quella serata così uguale alle altre all'apparenza, dopo molto tempo, stava guardando da un'altra parte.
"Non ho risolto il cubo, ancora... Sono rimasti un paio di quadratini gialli su quella faccia arancione, la faccia rossa l'ho completata, il verde è troppo mischiato con il blu, ma stò un pezzo avanti". Ripose il cubo sul tavolo e puntò il lungo naso dritto davanti a sè, perpendicolarmente ai suoi piedi da alieno; abbozzò un sorriso, si tolse il casco bianco e per un attimo si accorse che sensa visiera, riusciva a vedere meglio..

martedì 29 aprile 2008

L'incomincio...ovvero l'inizio della fine

Ormai è un'ora che stò davanti al computer cercando di farmi venire in mente cosa scrivere come primo post; ho fatto in tempo a farmi 3 peppi, 2 pepsi e per finire sarebbe stato bello dire 1 pippa ma in un'ora non si può fare mica tutto insieme! "Sarà un grande blog!!" titolava l'autorevolissimo Economist; "Il blog che stavamo aspettando!!!!" sbatteva in prima pagina Il sole 24 ore; "Quando me ridai gli spicci!!???" urlava il losco correndo appresso al secco.
In città non si parla d'altro... Tant'è che si è divisa anche la politica. "Non vedo l'ora ma la vedo" il commento di Walter, "Stò sotto a un treno" quello di Francesco, "poereklj sckmase sdpfoke" l'incoraggiamento che non ti aspetti da Umberto e "Quanto costi?" dal sempre simpatico Silvio.
Insomma, evento straordinerio e attesissimo, sopratutto per i numerosi ospiti che discuteranno, giudicheranno, spero anche criticheranno e si sfogheranno in questo blog; se poi non vi interessa, niente paura! Vi raggiungerò presto nei siti per soli adulti per una chiacchierata ancor più approfondita..


Intellettuali d'oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

"Il bombarolo" -Fabrizio de André-