Il cielo non può che essere buio e inquietante sopra questo grande pezzo di terra. Mentre abbasso lo sguardo e mi risistemo l'elmetto troppo largo per la mia testa ritorno in mezzo all'inferno, quell'inferno a cui non riesco ancora ad abituarmi. Intorno a me colpi di mortaio, bombe a mano lanciate e ricevute, urla strozzate di anime che scappano velocemente dai corpi dei miei compagni. Mi volto indietro ancora una volta per scorgere una via d'uscita, una possibilità di fuga ma a parte Vassili del terzo plotone che cerca di rimettersi dentro le budella non vedo spazi percorribili. Sento un proiettile che sibila vicino al mio orecchio destro, giro di scatto il busto, prendo la mira e sparo; è il terzo che uccido oggi, sono diventato piuttosto bravo penso, mi accartoccio dietro la grande roccia accanto a me e mi spavento.
Alla mia sinistra sento Turati che mi urla di coprirlo mentre esce allo scoperto per raggiungere Cristalli agonizzante a terra, non mi muovo però, sono ancora terrorizzato per la mia crudeltà; comprimo le orecchie con le mani per sfuggire di nuovo a tutto questo, per volare ovunque lontano da qui. Passa un minuto, forse ne passano due, ritorno all'inferno, Turati è disteso con la faccia nella terra proprio vicino a Cristalli.
Basta, me ne vado, in qualunque modo oggi me ne andrò. Tolgo l'elmetto per vedere meglio, si fottano tutti, io scappo. Comincio a correre nella direzione opposta al nemico; schivo veloce e agile i corpi e i lamenti dei miei colleghi di sventura, in lontananza una sterminata fila di alberi mi attende. Improvvisamente però la mia corsa finisce, sento un boato e mi ritrovo a terra; ora lo sguardo è rivolto al cielo, non sento più nulla, nè spari, nè grida, capisco che la bomba è esplosa vicino, troppo.
Faccio uno sforzo disumano per sollevare la testa, quel tanto che basta per scoprire che le gambe e parte del busto sono scomparse come se fossi vittima di un illusionista. La cosa strana è che non sento dolore e questo mi consola; sono sollevato si perché così posso vivere gli ultimi istanti e ricordare brevemente le belle cose con lucidità. Faccio in tempo a pensare solo ad una cosa però, tu che ti sfili lentamente il vestito di lino a fiori mentre ti dico che non parto più; era una bugia è vero ma non me ne pento, sapevo che prima o poi l'avrei pagata
mercoledì 18 febbraio 2009
mercoledì 11 febbraio 2009
L'acqua da sola a volte cancella il trucco
Mancano due ore. Sto qui seduto e penso; giro con la macchina da presa che è la mia mente centinaia di film possibili su come poter iniziare la serata, su come finirla, su quanto possa essere bello stare con lei. Senza neanche accorgermi ho già individuato il modo per farla ridere, per farmi sembrare affascinante, intelligente, stravagante, profondo, unico. Cerco di entrare nella sua testa per trovarle i desideri più nascosti, tentando subito dopo di consegnarglieli davanti agli occhi con un sorriso; che importa se mi preoccupo per ora solo di quello che può piacere a lei, a me penserò più avanti.
Ho sete, mi faccio un bel bicchierone di acqua gelata per svegliarmi, il massimo. Certo, così fredda dritta allo stomaco di una persona normale potrebbe essere autostrada per possibili squaraus, ma io sono io, il piacere che provoca passa sopra ogni possibile rischio.
Mi risiedo e mentre schiaccio col culo un pacchettino di crackers lasciato chissà perché sul divano mi rimetto a pensare, ma stavolta nel senso opposto.
Perché cazzo non faccio quello che voglio? Perché mi devo comportare in maniera diversa da quello che sono solo per piacere?
Penso che forse il bicchiere d'acqua invece di berlo me lo sono tirato in faccia perché non smetto di svegliarmi; come posso essere me stesso se modifico forma come una pallina da Didò a seconda delle situazioni? Come faccio a sapere se sto bene con una persona se mi preoccupo esclusivamente di come sta lei? Vivere bei momenti dopo essere passati sopra mille compromessi a che cosa serve?
Corro in cucina e mi riempio di nuovo il bicchiere, stavolta l'acqua me la tiro davvero sul viso; tutta questa fatica, tutto questo sforzo per piacere e intrattenere ha mai portato dei risultati positivi? Ma soprattutto, mi sono mai chiesto che cosa voglio e cosa piace a me?
In bagno, mentre mi asciugo i capelli che prendono via via la consueta forma a cazzo di cane rispondo a queste e ad altre domande.
A parte quelle retoriche, vedo una fila di No scorrere davanti a me.
Indosso il mio fantascientifico giubbetto, prendo dall'ingresso le chiavi del motorino e l'mp3; metto subito le cuffie e cerco una canzone che vada bene, per adesso...
Ho sete, mi faccio un bel bicchierone di acqua gelata per svegliarmi, il massimo. Certo, così fredda dritta allo stomaco di una persona normale potrebbe essere autostrada per possibili squaraus, ma io sono io, il piacere che provoca passa sopra ogni possibile rischio.
Mi risiedo e mentre schiaccio col culo un pacchettino di crackers lasciato chissà perché sul divano mi rimetto a pensare, ma stavolta nel senso opposto.
Perché cazzo non faccio quello che voglio? Perché mi devo comportare in maniera diversa da quello che sono solo per piacere?
Penso che forse il bicchiere d'acqua invece di berlo me lo sono tirato in faccia perché non smetto di svegliarmi; come posso essere me stesso se modifico forma come una pallina da Didò a seconda delle situazioni? Come faccio a sapere se sto bene con una persona se mi preoccupo esclusivamente di come sta lei? Vivere bei momenti dopo essere passati sopra mille compromessi a che cosa serve?
Corro in cucina e mi riempio di nuovo il bicchiere, stavolta l'acqua me la tiro davvero sul viso; tutta questa fatica, tutto questo sforzo per piacere e intrattenere ha mai portato dei risultati positivi? Ma soprattutto, mi sono mai chiesto che cosa voglio e cosa piace a me?
In bagno, mentre mi asciugo i capelli che prendono via via la consueta forma a cazzo di cane rispondo a queste e ad altre domande.
A parte quelle retoriche, vedo una fila di No scorrere davanti a me.
Indosso il mio fantascientifico giubbetto, prendo dall'ingresso le chiavi del motorino e l'mp3; metto subito le cuffie e cerco una canzone che vada bene, per adesso...
mercoledì 4 febbraio 2009
Mama Africa
Camminava a piccoli passi, piccoli come i suoi piedi. Scalzo, un microbo a confronto dell'immensità della terra sotto di lui, il bambino giocava a stare in equilibrio sopra alcune assi di legno. Schegge e protuberanze del materiale non erano affatto un problema perché lui, scalzo lo è sempre stato. Giocava, sorridente, il sole era diventato rosso e penetrava per metà la terra, saltellava tra gli spazi vuoti lasciati dalle assi incrociate a terra come un canguro, poi cadeva, faceva una risata e si rialzava per ricominciare. Il silenzio attorno a lui era totale, le poche grida che emetteva risuonavano indisturbate per chilometri.
Il tempo in questo luogo si è fermato centinaia di anni fa, forse migliaia; sembra di vedere la terra ai suoi albori, priva di qualsiasi contaminazione visiva e acustica provocata dall'uomo. Il sole e la luna sono più grandi, la terra più verde, l'aria ha un buon profumo, il bambino sorride. Nonostante tutto questo sia reale, in realtà è pura illusione.
Le assi di legno a terra sono resti di baracche distrutte; una volta qui c'era un villaggio. L'aria profuma perché il vento e le intemperie hanno cancellato i resti umani che fino a poco tempo fa giacevano a terra. La terra è verde grazie alle grandi piogge che hanno lavato il rosso del sangue di decine di anime. Il bambino sorride, i suoi occhi molto giovani hanno dimenticato immagini talmente orribili da farle sembrare sogni. Sorride perché non ricorda chi fino a poco tempo gli accarezzava la fronte prima di addormentarsi. Sorride perché il taglio profondo in quel piccolo braccio ora non fa più male.
Non so se definire questa una terra ormai dimenticata da Dio; ammettere però che il resto del mondo lo ha già fatto da un pezzo mi sembra un passo avanti
Il tempo in questo luogo si è fermato centinaia di anni fa, forse migliaia; sembra di vedere la terra ai suoi albori, priva di qualsiasi contaminazione visiva e acustica provocata dall'uomo. Il sole e la luna sono più grandi, la terra più verde, l'aria ha un buon profumo, il bambino sorride. Nonostante tutto questo sia reale, in realtà è pura illusione.
Le assi di legno a terra sono resti di baracche distrutte; una volta qui c'era un villaggio. L'aria profuma perché il vento e le intemperie hanno cancellato i resti umani che fino a poco tempo fa giacevano a terra. La terra è verde grazie alle grandi piogge che hanno lavato il rosso del sangue di decine di anime. Il bambino sorride, i suoi occhi molto giovani hanno dimenticato immagini talmente orribili da farle sembrare sogni. Sorride perché non ricorda chi fino a poco tempo gli accarezzava la fronte prima di addormentarsi. Sorride perché il taglio profondo in quel piccolo braccio ora non fa più male.
Non so se definire questa una terra ormai dimenticata da Dio; ammettere però che il resto del mondo lo ha già fatto da un pezzo mi sembra un passo avanti
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