mercoledì 11 giugno 2008

Il disertore

In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.







Ivano Fossati

martedì 10 giugno 2008

La stagione

Calpestava le foglie sul viale d'ingresso e gli sembrò che qualcuno masticasse Cipster molto vicino a lui; l'aria odorava di nulla, il cielo era bianco e un gatto secco come lo spumante leccava il marciapiede sporco di qualcosa. Si mise in bocca una gomma e si accese una sigaretta che grazie alla menta diventò stranamente balsamica; Sono nervoso cazzo, diceva alla sua testa. La strada di foglie era finita e iniziava il mattone, quello rosso piatto che suo padre piantò nel terreno il giorno che ricevette il primo bacio sulla guancia da una bambina di nome Silvia; era arrivato agli scalini che si arrampicavano sino al portico quando apparve dalla cima della rampa. Indossava un cappello da pescatore, stivali in gomma, gilèt beige pieno di tasche e zaino in spalla. Vai a pescare? No, a prendere la posta dalla cassetta, sai, gli stivali sono per depistare e nello zaino ci tengo la carta da imballaggio, poi scoppio un po' di bolle.
E il cappello? Per non far scappare le idee buone dalla testa.
Osservò il vecchio che si allontanava, con un occhio rideva e con l'altro piangeva

venerdì 6 giugno 2008

Oggi sono io

Se cancello ogni tuo volto dai miei occhi, ogni tuo bacio dalla mia bocca, ogni tua voce dalle mie orecchie, ogni tua mano dalle mie mani, la tua pelle dalla mia, il tuo odore dal mio naso importante (chiamiamolo così), ogni tuo movimento dalla mia percezione, ogni tuo sorriso dal mio cuore, ogni tua traccia dalla mia anima, mi accorgo di essere qualcun'altro...

martedì 3 giugno 2008

Un po' come la foglia di Forrest Gump

"Il giorno in cui" arriva sempre, quando meno te lo aspetti, o magari quando lo speri ma non ci credi.
Te ne stai lì, fermo ma in fondo un po' ti muovi, in te ma non in te, felice ma neanche troppo, triste quanto basta, sincero dentro ma bugiardo fuori e improvvisamente arriva "il giorno in cui", o il tempo in cui, il momento in cui, comunque, arriva. Non importa se ci ha messo così tanto, se arriva tardi, se mannaggia a chi te pare arriva prima, "il giorno in cui" improvvisamente sembra nuovo, magari non cambia poi tanto ma intanto è arrivato. Oppure cambia, eccome; allora pensi che qualsiasi cosa tu abbia fatto prima, giusta o sbagliata che sia, è stata ugualmente necessaria per arrivare fino a lì. Avete presente la storia dei "se"? Se avessi, se fossi... Anche quando il se sembra matematico, scontato, ineccepibile, è sicuro che prendi una cantonata. L'imprevedibilità è infinita come l'universo che ci circonda, nè più ne meno; è una questione per matematici nucleari o per semplici credenti in un disegno fatto dal più strambo, amato e impenetrabile artista. Mentre ci pensi, o anche se non lo fai, l'importante è prestare attenzione; arriverà il giorno in cui non ti resterà che il tempo breve per ricordare; se sei stato attento significa che hai assaporato, se hai assaporato vuol dire che hai vissuto