Sento solo silenzio attorno a me, come quando mi sono addormentato. Dovrebbero essere passati più di 200 anni da allora; quel giorno il tempo faceva schifo e anche se non ha molto senso ebbe un grande peso sulla mia decisione. Mi sono addormentato o meglio ibernato semplicemente perché stanco di essere quello che ero sulla terra.
C'è un pianeta, dicevano, dove tutto è possibile. Un pianeta dove appena ti viene un'idea il risultato di essa compare istantaneamente davanti a te. Un pianeta dove non esiste il tempo. Un pianeta dove i bei momenti non finiscono mai.
Andiamo, dissi, cosa ho da perdere?
Ancora ricordo questa frase, detta a labbra strette, quasi anestetizzate, prima di cadere nel sonno dove non esistono sogni.
Cerco di muovermi piano, sono già due ore che sono sveglio ma faccio fatica a contrarre i muscoli; alzo la testa leggermente e non vedo nulla. Altre due ore e sono finalmente in piedi.
Ho una tuta addosso che spacca il culo, lo ammetto, ma un cazzo di casco che mi soffoca; lo tolgo e finalmente un po' di qualcosa che assomiglia ad aria entra nei polmoni. L'astronave è vuota e io sono solo nello spazio; c'ho messo un'ora per capire che viaggio nel vuoto da anni e cosa più importante senza alcuna meta.
Non scriverò diari di bordo né tenterò di ripristinare coordinate o contatti con forme intelligenti, sempre che esistano. Viaggerò finché gli occhi si saranno stancati di guardare le stelle così da vicino e cosa più importante lo farò da solo, come quando si nasce o si muore
mercoledì 11 novembre 2009
martedì 6 ottobre 2009
Prima della tempesta ci si aspetta sempre il silenzio ma io sento tutto tranne che quello.
Giornali e televisioni che fumano, microfoni che si sciolgono, cazzate che spazzano cose e persone come i fiumi di fango in Sicilia. Non ho più paura e questo si che mi fa paura; sono stanco, non deluso. Perché poi dovrei esserlo? Si sapeva, si sa, si diceva, si dice. Abbozzo un sorriso quando vedo al telegiornale i terremotati che ringraziano i diretti o indiretti responsabili delle loro tragedie. Muoio dentro pensando a quello che siamo diventati; ci metto dentro tutti compreso me perché questo è ancora il mio paese e so che un altro non ne avrò.
La manifestazione è stata bella, non sono il tipo che applaude convinto, sono quello che ascolta in silenzio; a volte giudica, riflette, spera e subito dopo crolla. In realtà dal fottio di persone che c'erano l'ho circumnavigata la manifestazione, non vista o sentita; a me però piace vedere la gente. Quelli che invece di fare qualsiasi altra cosa erano lì, quelli con i cartelli, quelli con il bastone e gli acciacchi ma sotto il sole, quelli con i tamburi, quelli con il sorriso, quelli non violenti, quelli ai quali basterebbe poco per essere felici, vivere in un paese sano. Fino a poco tempo fa riuscivo a fregarmene, basta pensare a se stesso e alle persone a te vicine, senza mai smettere di aver fiducia negli uomini.
Ora aspetto. Aspetto che crolli tutto, siamo vicini penso e più lo penso e più lo spero. La cosa buffa è che la maggior parte del paese non se ne accorgerà nemmeno; si seppelliscono morti, si celebrano funerali, si fanno cerimonie e promesse.
"Fino a qui tutto bene"...
Giornali e televisioni che fumano, microfoni che si sciolgono, cazzate che spazzano cose e persone come i fiumi di fango in Sicilia. Non ho più paura e questo si che mi fa paura; sono stanco, non deluso. Perché poi dovrei esserlo? Si sapeva, si sa, si diceva, si dice. Abbozzo un sorriso quando vedo al telegiornale i terremotati che ringraziano i diretti o indiretti responsabili delle loro tragedie. Muoio dentro pensando a quello che siamo diventati; ci metto dentro tutti compreso me perché questo è ancora il mio paese e so che un altro non ne avrò.
La manifestazione è stata bella, non sono il tipo che applaude convinto, sono quello che ascolta in silenzio; a volte giudica, riflette, spera e subito dopo crolla. In realtà dal fottio di persone che c'erano l'ho circumnavigata la manifestazione, non vista o sentita; a me però piace vedere la gente. Quelli che invece di fare qualsiasi altra cosa erano lì, quelli con i cartelli, quelli con il bastone e gli acciacchi ma sotto il sole, quelli con i tamburi, quelli con il sorriso, quelli non violenti, quelli ai quali basterebbe poco per essere felici, vivere in un paese sano. Fino a poco tempo fa riuscivo a fregarmene, basta pensare a se stesso e alle persone a te vicine, senza mai smettere di aver fiducia negli uomini.
Ora aspetto. Aspetto che crolli tutto, siamo vicini penso e più lo penso e più lo spero. La cosa buffa è che la maggior parte del paese non se ne accorgerà nemmeno; si seppelliscono morti, si celebrano funerali, si fanno cerimonie e promesse.
"Fino a qui tutto bene"...
mercoledì 2 settembre 2009
Materasso
M'è venuta un po' di nostalgia perché mi sono ricordato come si cammina. Torno indietro nel tempo e sono a terra, gattoni, con i piedi troppo lunghi per stare comodo con le ginocchia a terra; allora provo ad alzarmi, piano piano, reggendomi al tavolino. Faccio forza anche sulle braccia, lo sforzo diminuisce e lentamente, vacillando come neanche mi fossi scolato 5 gin&lemon, mi trovo finalmente in piedi.
Cazzo ma dove sei?
Ruoto il busto insieme al collo leggermente a destra ma niente; faccio la stessa cosa verso sinistra, stavolta neanche troppo leggermente, infatti vacillo, di nuovo ma più forte, e poi cado.
Dove cazzo sei?
Ripeto gli stessi movimenti e ci riprovo, ho quasi le lacrime agli occhi, non per la disperazione, né per il dolore, solo che non c'ho voglia ma mi tocca farlo. Oh issa... Oh issa...
Ancor prima di drizzarmi, i talloni vanno troppo indietro e precipito sulla schiena, senza sentire male però, le tue braccia attutiscono la caduta. Ancora di spalle con la mano accarezzo la tua pelle, più morbida di tutta la seta e il cachemire di tutti gli artigiani del mondo, così morbida che la morbidezza stessa si vergogna di essere niente a confronto; roba da paradiso o giù di lì.
Eccoti
Cazzo ma dove sei?
Ruoto il busto insieme al collo leggermente a destra ma niente; faccio la stessa cosa verso sinistra, stavolta neanche troppo leggermente, infatti vacillo, di nuovo ma più forte, e poi cado.
Dove cazzo sei?
Ripeto gli stessi movimenti e ci riprovo, ho quasi le lacrime agli occhi, non per la disperazione, né per il dolore, solo che non c'ho voglia ma mi tocca farlo. Oh issa... Oh issa...
Ancor prima di drizzarmi, i talloni vanno troppo indietro e precipito sulla schiena, senza sentire male però, le tue braccia attutiscono la caduta. Ancora di spalle con la mano accarezzo la tua pelle, più morbida di tutta la seta e il cachemire di tutti gli artigiani del mondo, così morbida che la morbidezza stessa si vergogna di essere niente a confronto; roba da paradiso o giù di lì.
Eccoti
lunedì 24 agosto 2009
L'orizzonte vicino
La giornata è caldissima, talmente calda che il sudore ha paura e non esce fuori. Sono seduto su una panchina, quella davanti al lavoro, ma oggi no, non sono al lavoro. Le immagini di questa estate scorrono a velocità supersonica ma non riesco ad agguantarne una, la testa bolle e mi faccio più lento. Mentre cerco di ripartire mi parte un sorriso e lo copro subito con le mani, di questi tempi sembra cosa rara e insolita, per questo lo tengo per me.
Se spengo l'interruttore vedo un cielo perfetto, una spiaggia deserta bianca e un mare verde e azzurro che mi fa girare per un momento la testa; aspetta mi sbaglio... Sono i tuoi occhi davanti ai miei
Se spengo l'interruttore vedo un cielo perfetto, una spiaggia deserta bianca e un mare verde e azzurro che mi fa girare per un momento la testa; aspetta mi sbaglio... Sono i tuoi occhi davanti ai miei
lunedì 20 luglio 2009
L'isola che non c'è
Se qualcuno venisse a chiedermi un giorno quali sono le mie certezze, a parte la Juve e l'amore reciproco e incondizionato dei miei genitori e dei miei amici più stretti non saprei proprio che rispondere. Il fatto è che non sono sicuro neanche se queste certezze in realtà non ce l'ho davvero.
Sembra un controsenso ma non lo è, sembra rincoglionimento vero, sembra talco ma non è... Il punto è che non ci capisco più niente e non ne posso più; se una cosa è calda, cacchio sarà calda punto. Se una cosa è fredda, minchia sarà fredda. Invece no. E' calda ma forse in alcuni punti se ci fai caso lo è un po' meno e comunque in certi periodi dell'anno può essere soggetta a cambiamenti di vario genere tra cui...
Vi prego basta. Si per carità la giostra è straordinaria, piena di luci, sempre diversa, ma vi prego fatemi una volta fare lo stesso giro. Vorrei non trovarmi davanti sempre migliaia di sfumature su ogni cosa, discorso, fatto o persona che stia in questo mondo; una volta, solo per una volta vorrei che una cosa incontrata per strada sia perfettamente geometrica, senza spigoli o smussature, crepe, tesori nascosti. Una cosa che sia esattamente come la senti, la vedi, la vivi. L'imprevedibilità degli eventi, le infinite combinazioni che il caso e la vita creano fanno parte della crescita graduale dell'individuo; cazzo bella frase, chissà dove l'ho sentita; niente da obbiettare certo, ma se non volessi crescere?
Il vero problema è che dopo la terza stella a destra dritto fino al mattino non c'è una ceppa o forse mi sono semplicemente perso...
Sembra un controsenso ma non lo è, sembra rincoglionimento vero, sembra talco ma non è... Il punto è che non ci capisco più niente e non ne posso più; se una cosa è calda, cacchio sarà calda punto. Se una cosa è fredda, minchia sarà fredda. Invece no. E' calda ma forse in alcuni punti se ci fai caso lo è un po' meno e comunque in certi periodi dell'anno può essere soggetta a cambiamenti di vario genere tra cui...
Vi prego basta. Si per carità la giostra è straordinaria, piena di luci, sempre diversa, ma vi prego fatemi una volta fare lo stesso giro. Vorrei non trovarmi davanti sempre migliaia di sfumature su ogni cosa, discorso, fatto o persona che stia in questo mondo; una volta, solo per una volta vorrei che una cosa incontrata per strada sia perfettamente geometrica, senza spigoli o smussature, crepe, tesori nascosti. Una cosa che sia esattamente come la senti, la vedi, la vivi. L'imprevedibilità degli eventi, le infinite combinazioni che il caso e la vita creano fanno parte della crescita graduale dell'individuo; cazzo bella frase, chissà dove l'ho sentita; niente da obbiettare certo, ma se non volessi crescere?
Il vero problema è che dopo la terza stella a destra dritto fino al mattino non c'è una ceppa o forse mi sono semplicemente perso...
martedì 7 luglio 2009
ExtraTerrestre
Com'è che si faceva? Cacchio non me lo ricordo; sono anni che non ci pensavo, che non vedevo, che non alzavo la testa. E' passato troppo tempo da quando provavo a camminare sulla luna, come quell' astronauta dalle giacche straordinarie, strano come nessuno, apparentemente sgraziato, bianco fuori e nero dentro. Lui sulla luna ci camminava alla grande e io me l'ero dimenticato; mi sento anche un po' in colpa, dimenticare chi ti ha fatto sognare è una brutta cosa. Facile prima dire che era un mito, facile ora dire che è una leggenda, una di quelle da raccontare ai nipoti: "Un giorno molto lontano, un abitante della luna scese sulla terra per insegnare al mondo a ballare...."
martedì 9 giugno 2009
Parabolando
Il Gest non scrive più.
Che hai Gest? Hai finito le idee? Non partorisci più pensieri e riflessioni? Hai risolto tutto quello che c'era da risolvere?
"Magari" dice il Gest, seduto sulla poltrona intento a masticare faticosamente una Goleador. Mi dice che da quando si è messo di buzzo buono a sistemare le cose i problemi sembrano aumentare. Cerco di fargli capire che è normale sia così ma lui non sembra molto convinto, si appiccia una paglia e fa uno sternuto. Mi confida che si sta un po' cacando sotto a causa del futuro, ma aggiunge che mentre caca sorride, perché in fondo non vede l'ora. Già sente che qualcosa sta cambiando, forse più lui che qualcosa, puntualizza subito dopo; sembra sincero e stranamente sicuro di se. Gli domando un po' dubbioso se mi sta raccontando una minchiata, lui si alza, mette i pugni sui fianchi come solo i migliori supereroi sanno fare e guardando un punto imprecisato dell'infinito grida "Staremo a vedere!!".
Lo guardo più sereno ora, nonostante sembra essere più serio dimostra di saperci ancora fare
Che hai Gest? Hai finito le idee? Non partorisci più pensieri e riflessioni? Hai risolto tutto quello che c'era da risolvere?
"Magari" dice il Gest, seduto sulla poltrona intento a masticare faticosamente una Goleador. Mi dice che da quando si è messo di buzzo buono a sistemare le cose i problemi sembrano aumentare. Cerco di fargli capire che è normale sia così ma lui non sembra molto convinto, si appiccia una paglia e fa uno sternuto. Mi confida che si sta un po' cacando sotto a causa del futuro, ma aggiunge che mentre caca sorride, perché in fondo non vede l'ora. Già sente che qualcosa sta cambiando, forse più lui che qualcosa, puntualizza subito dopo; sembra sincero e stranamente sicuro di se. Gli domando un po' dubbioso se mi sta raccontando una minchiata, lui si alza, mette i pugni sui fianchi come solo i migliori supereroi sanno fare e guardando un punto imprecisato dell'infinito grida "Staremo a vedere!!".
Lo guardo più sereno ora, nonostante sembra essere più serio dimostra di saperci ancora fare
domenica 3 maggio 2009
Ancora cinque minuti... Anzi no, mi alzo
Costruisco città e distruggo paesi, scalo montagne rimanendo seduto, corro all'impazzata ma se guardi attentamente sono sempre qua. I sogni scorrono troppo veloci nella notte e a me il tempo non basta; sono attore famosissimo prima, politico di successo dopo, mi ci scappa alla fine anche una grande scopata con una femmina mica da niente. La sveglia è dura da digerire, fatemi rimanere la, faccio finalmente quello che voglio. Per fortuna però che il giorno mi stupisco ancora, certo, alla fine vivere è molto meglio che sognare; nel sogno non sento odori, non mi capita di ascoltare musica, ma soprattuto qualsiasi cosa stia facendo un attimo dopo è già finita. L'unico problema è cercare di rendere la veglia ancora più interessante; un paio di idee fanno capolino e da capolinea nella mia testa. Tempi nuovi arriveranno, per vincere bisogna prima giocare...
giovedì 9 aprile 2009
Stop This Train
No, la prego, a volte lo dico ma neanche io ci credo veramente. Non si potrebbe bloccare tutto? Questa è la mia fermata, mi trovo bene in questo posto, perché non mi fate scendere? Ah già, il treno non si ferma, ha solo un'unica destinazione, ignota e uno spera la più distante possibile. Macchinista la prego tiri lei il freno di emergenza, almeno non mi prendo la multa. Non vede come si sta bene? Se solo potessimo rimanere un centinaio di anni... Non chiedo poi molto, poi certo ripartiamo, promesso. Lei va troppo veloce e in questo treno ci sono troppe cose da poter fare, io non so scegliere, davvero, mi vuole consigliare lei? Capito, devo decidere io, come al solito. Aspetti, solo un attimo... La vede dal finestrino quella collina? Certo che la vede... E quell'albero? Se guarda bene sotto di esso è seduta con un libro in mano una ragazza; non potrei raggiungerla? Qui ce ne sono troppe... Belle da morire, affascinanti neanche a parlarne, brutte da scartare. Come faccio a sapere con chi passare il resto del viaggio? La sto disturbando con tutte queste domande vero? Mi scuso in anticipo ma ne ho un altra più importante, l'ultima. Sono rimasto seduto per un bel po' in quel seggiolino a dire la verità leggermente scomodo, ora sono in piedi e vago, ma mi dica, che cazzo devo fare a parte passeggiare tra uno scompartimento e l'altro?
P.S. Mi scuso con chi ancora legge il blog, ultimamente non c'ho avuto tempo e voglia di mettermici, sapete com'è, l'aria condizionata della seconda classe fa cagare. Rimedierò, garantito.
P.S. Mi scuso con chi ancora legge il blog, ultimamente non c'ho avuto tempo e voglia di mettermici, sapete com'è, l'aria condizionata della seconda classe fa cagare. Rimedierò, garantito.
mercoledì 18 marzo 2009
Fido c'ha sempre ragione
Scava con le mani una buca profonda nel terreno, fai in modo che sia abbastanza larga da farci entrare almeno due cinesi acrobati aggrovigliati insieme in un esercizio ginnico. Controlla che non ci siano schifezze o animali all'interno, che sia un luogo pulito e sicuro lontano da contaminazioni, ipocrisie, tristezze varie, delusioni sempre in agguato. Mettici dentro quello che vuoi, che si tratti di segreti, sogni, cari regali ricevuti nel tempo; l'importante è che sia qualcosa che tu voglia preservare da tutto ciò che non va attorno a te, dalle tempeste grandi o piccole che fanno capolino improvvisamente durante una giornata di sole, da falsi amici e falsi nemici, da accidenti vari ed eventuali.
Fatto questo non devi far altro che ricoprire il tutto con la stessa terra tolta prima, se controlli bene un po' te ne è rimasta in mezzo alle dita e tra le unghie; ora basta mettere sopra la nonpiù-buca un buon vigile e attento segno di riconoscimento che individui lo scavo, sai, per quando sarà il momento; suggerirei a tal proposito un corazziere del Papa, fermo e sull'attenti anche per anni. Se proprio non avete lo stangone a portata di mano una bandiera o un sasso particolare dovrebbero andare bene ugualmente.
Tranquilli, arriveranno tempi migliori... O forse no?
Fatto questo non devi far altro che ricoprire il tutto con la stessa terra tolta prima, se controlli bene un po' te ne è rimasta in mezzo alle dita e tra le unghie; ora basta mettere sopra la nonpiù-buca un buon vigile e attento segno di riconoscimento che individui lo scavo, sai, per quando sarà il momento; suggerirei a tal proposito un corazziere del Papa, fermo e sull'attenti anche per anni. Se proprio non avete lo stangone a portata di mano una bandiera o un sasso particolare dovrebbero andare bene ugualmente.
Tranquilli, arriveranno tempi migliori... O forse no?
giovedì 5 marzo 2009
Il viale
Scosto la tenda e davanti a me ho due file indiane di persone, pare infinite, non riesco a vedere la fine da qui; faccio qualche passo in avanti e senza accorgermene mi trovo esattamente nel mezzo. Sembra di stare all'ufficio postale il giorno della scadenza del pagamento dell'Ici, peccato che non veda sportelli di pagamento e senta imprechi o bestemmie; no, un ufficio postale proprio no. Non guardano avanti, non guardano indietro, guardano me; fermi, dritti, immobili, come militari al passaggio delle autorità, come corazzieri a quello del papa.
Mentre continuo a camminare provo a fissare uno ad uno i loro volti, impresa difficilissima perciò rallento; non riconosco nessuno, sono semplicemente giovani, vecchi, donne e uomini. Il silenzio regna, da parte mia non dico una parola ma non per paura, semplicemente non vedo perché dovrei farlo per primo. Dopo qualche minuto sento di essere già stato attraversato da parecchie emozioni, nonostante il mio volto continui ad essere impassibile: disprezzo per alcuni di loro, compassione per altri, simpatia per due o tre, totalmente innamorato di un paio, donne naturalmente. Ad un tratto provo ad uscire dal corridoio umano, senza usare la forza, lo faccio capire con un semplice gesto del mio corpo avvicinandomi ad una donna sulla trentina. Lei continua a fissarmi e non muove un muscolo; rinuncio e proseguo la sfilata, tutto sommato sono curioso di procedere ancora un po'. Dopo l'ennesimo viso scrutato scorgo in lontananza la chiusura della fila, oddio non mi sembra vero; accelero il passo, ignoro il resto delle facce e tiro dritto. Spedito come non mai, proprio nel momento in cui distinguo una figura femminile, tra l'altro niente male penso, dalla destra qualcuno allunga una gamba e mi fa lo sgambetto; il gesto mi coglie totalmente impreparato perciò non ho il tempo di attutire la caduta con le mani. Spiaccico la faccia a terra, naturale che perda i sensi; quando mi sveglio se ne sono andati via tutti
Mentre continuo a camminare provo a fissare uno ad uno i loro volti, impresa difficilissima perciò rallento; non riconosco nessuno, sono semplicemente giovani, vecchi, donne e uomini. Il silenzio regna, da parte mia non dico una parola ma non per paura, semplicemente non vedo perché dovrei farlo per primo. Dopo qualche minuto sento di essere già stato attraversato da parecchie emozioni, nonostante il mio volto continui ad essere impassibile: disprezzo per alcuni di loro, compassione per altri, simpatia per due o tre, totalmente innamorato di un paio, donne naturalmente. Ad un tratto provo ad uscire dal corridoio umano, senza usare la forza, lo faccio capire con un semplice gesto del mio corpo avvicinandomi ad una donna sulla trentina. Lei continua a fissarmi e non muove un muscolo; rinuncio e proseguo la sfilata, tutto sommato sono curioso di procedere ancora un po'. Dopo l'ennesimo viso scrutato scorgo in lontananza la chiusura della fila, oddio non mi sembra vero; accelero il passo, ignoro il resto delle facce e tiro dritto. Spedito come non mai, proprio nel momento in cui distinguo una figura femminile, tra l'altro niente male penso, dalla destra qualcuno allunga una gamba e mi fa lo sgambetto; il gesto mi coglie totalmente impreparato perciò non ho il tempo di attutire la caduta con le mani. Spiaccico la faccia a terra, naturale che perda i sensi; quando mi sveglio se ne sono andati via tutti
lunedì 2 marzo 2009
Lo spettacolo è finito, anzi, è appena iniziato
Facevo bene il mio mestiere, sono sempre stato bravo. Un brutto giorno però decisi di punto in bianco di smettere, di provare a fare altre cose; pensavo che in questo modo avrei conosciuto il mondo ed ero convintissimo sul fatto di poterci riuscire. Mentre mi barcamenavo tra un impiego e l'altro capii molto presto di essere stato tradito dalla mia stessa superbia; forse si, avrei potuto intraprendere nuove strade con successo, suggerite involontariamente o meno dai viandanti di passaggio che incontravo nel mio cammino, ma un conto è sognare, un'altro è vivere. Trovai dopo mesi di ricerche un posto davvero allettante, molto poco pagato ma esente da qualsiasi responsabilità, almeno nei confronti del mondo attorno a me. Si trattava di percorrere una corda molto resistente alta da terra circa 25 metri tesa fino quasi alla rottura che si estendeva tra due grandi alberi distanti fra loro una cinquantina di metri. Si, avete capito bene, facevo l'equilibrista.
Penserete stia scherzando, non si nasce imparati, un'arte di questo genere richiede anni e anni di esercizio, pazienza e concentrazione; invece strano a dirsi percorrere quel nulla in bilico tra terra e cielo era per me la cosa più naturale del mondo. Allargavo le braccia perpendicolarmente e iniziavo a danzare sopra quel finissimo ponte sospeso, abbassando ogni tanto lo sguardo per scorgere i visi stupiti del pubblico sottostante; bambini, genitori, anziani, tutti a vedere l'equilibrista dalla vita appesa a un filo, anzi, ad una corda. Il silenzio, lì sopra sentivo solo quello. Terminato il numero raccoglievo applausi e fischi di giubilo sormontati da molte grida infantili, troppo lontani per riuscire ad avvolgermi e scaldarmi però, capii allora che il mio posto non era quello. Mi ero divertito, per un po'; era bello stare in cielo, non doversi preoccupare di quello che c'era sotto, non affrontare i comuni problemi che colpivano quelli che camminavano sulla terra. Lassù non c'era nulla che mi potesse scalfire né ferire, ma non c'era niente e nessuno che potessi amare. Era martedì, una bella giornata, perfetta per danzare tra le nuvole, ma ero già sceso dal cielo da un bel po' e mi ero rimesso a fare l'unica cosa che in realtà volevo, dimenticando anche il perché l'avevo abbandonata.
Penserete stia scherzando, non si nasce imparati, un'arte di questo genere richiede anni e anni di esercizio, pazienza e concentrazione; invece strano a dirsi percorrere quel nulla in bilico tra terra e cielo era per me la cosa più naturale del mondo. Allargavo le braccia perpendicolarmente e iniziavo a danzare sopra quel finissimo ponte sospeso, abbassando ogni tanto lo sguardo per scorgere i visi stupiti del pubblico sottostante; bambini, genitori, anziani, tutti a vedere l'equilibrista dalla vita appesa a un filo, anzi, ad una corda. Il silenzio, lì sopra sentivo solo quello. Terminato il numero raccoglievo applausi e fischi di giubilo sormontati da molte grida infantili, troppo lontani per riuscire ad avvolgermi e scaldarmi però, capii allora che il mio posto non era quello. Mi ero divertito, per un po'; era bello stare in cielo, non doversi preoccupare di quello che c'era sotto, non affrontare i comuni problemi che colpivano quelli che camminavano sulla terra. Lassù non c'era nulla che mi potesse scalfire né ferire, ma non c'era niente e nessuno che potessi amare. Era martedì, una bella giornata, perfetta per danzare tra le nuvole, ma ero già sceso dal cielo da un bel po' e mi ero rimesso a fare l'unica cosa che in realtà volevo, dimenticando anche il perché l'avevo abbandonata.
mercoledì 18 febbraio 2009
Il peccato
Il cielo non può che essere buio e inquietante sopra questo grande pezzo di terra. Mentre abbasso lo sguardo e mi risistemo l'elmetto troppo largo per la mia testa ritorno in mezzo all'inferno, quell'inferno a cui non riesco ancora ad abituarmi. Intorno a me colpi di mortaio, bombe a mano lanciate e ricevute, urla strozzate di anime che scappano velocemente dai corpi dei miei compagni. Mi volto indietro ancora una volta per scorgere una via d'uscita, una possibilità di fuga ma a parte Vassili del terzo plotone che cerca di rimettersi dentro le budella non vedo spazi percorribili. Sento un proiettile che sibila vicino al mio orecchio destro, giro di scatto il busto, prendo la mira e sparo; è il terzo che uccido oggi, sono diventato piuttosto bravo penso, mi accartoccio dietro la grande roccia accanto a me e mi spavento.
Alla mia sinistra sento Turati che mi urla di coprirlo mentre esce allo scoperto per raggiungere Cristalli agonizzante a terra, non mi muovo però, sono ancora terrorizzato per la mia crudeltà; comprimo le orecchie con le mani per sfuggire di nuovo a tutto questo, per volare ovunque lontano da qui. Passa un minuto, forse ne passano due, ritorno all'inferno, Turati è disteso con la faccia nella terra proprio vicino a Cristalli.
Basta, me ne vado, in qualunque modo oggi me ne andrò. Tolgo l'elmetto per vedere meglio, si fottano tutti, io scappo. Comincio a correre nella direzione opposta al nemico; schivo veloce e agile i corpi e i lamenti dei miei colleghi di sventura, in lontananza una sterminata fila di alberi mi attende. Improvvisamente però la mia corsa finisce, sento un boato e mi ritrovo a terra; ora lo sguardo è rivolto al cielo, non sento più nulla, nè spari, nè grida, capisco che la bomba è esplosa vicino, troppo.
Faccio uno sforzo disumano per sollevare la testa, quel tanto che basta per scoprire che le gambe e parte del busto sono scomparse come se fossi vittima di un illusionista. La cosa strana è che non sento dolore e questo mi consola; sono sollevato si perché così posso vivere gli ultimi istanti e ricordare brevemente le belle cose con lucidità. Faccio in tempo a pensare solo ad una cosa però, tu che ti sfili lentamente il vestito di lino a fiori mentre ti dico che non parto più; era una bugia è vero ma non me ne pento, sapevo che prima o poi l'avrei pagata
Alla mia sinistra sento Turati che mi urla di coprirlo mentre esce allo scoperto per raggiungere Cristalli agonizzante a terra, non mi muovo però, sono ancora terrorizzato per la mia crudeltà; comprimo le orecchie con le mani per sfuggire di nuovo a tutto questo, per volare ovunque lontano da qui. Passa un minuto, forse ne passano due, ritorno all'inferno, Turati è disteso con la faccia nella terra proprio vicino a Cristalli.
Basta, me ne vado, in qualunque modo oggi me ne andrò. Tolgo l'elmetto per vedere meglio, si fottano tutti, io scappo. Comincio a correre nella direzione opposta al nemico; schivo veloce e agile i corpi e i lamenti dei miei colleghi di sventura, in lontananza una sterminata fila di alberi mi attende. Improvvisamente però la mia corsa finisce, sento un boato e mi ritrovo a terra; ora lo sguardo è rivolto al cielo, non sento più nulla, nè spari, nè grida, capisco che la bomba è esplosa vicino, troppo.
Faccio uno sforzo disumano per sollevare la testa, quel tanto che basta per scoprire che le gambe e parte del busto sono scomparse come se fossi vittima di un illusionista. La cosa strana è che non sento dolore e questo mi consola; sono sollevato si perché così posso vivere gli ultimi istanti e ricordare brevemente le belle cose con lucidità. Faccio in tempo a pensare solo ad una cosa però, tu che ti sfili lentamente il vestito di lino a fiori mentre ti dico che non parto più; era una bugia è vero ma non me ne pento, sapevo che prima o poi l'avrei pagata
mercoledì 11 febbraio 2009
L'acqua da sola a volte cancella il trucco
Mancano due ore. Sto qui seduto e penso; giro con la macchina da presa che è la mia mente centinaia di film possibili su come poter iniziare la serata, su come finirla, su quanto possa essere bello stare con lei. Senza neanche accorgermi ho già individuato il modo per farla ridere, per farmi sembrare affascinante, intelligente, stravagante, profondo, unico. Cerco di entrare nella sua testa per trovarle i desideri più nascosti, tentando subito dopo di consegnarglieli davanti agli occhi con un sorriso; che importa se mi preoccupo per ora solo di quello che può piacere a lei, a me penserò più avanti.
Ho sete, mi faccio un bel bicchierone di acqua gelata per svegliarmi, il massimo. Certo, così fredda dritta allo stomaco di una persona normale potrebbe essere autostrada per possibili squaraus, ma io sono io, il piacere che provoca passa sopra ogni possibile rischio.
Mi risiedo e mentre schiaccio col culo un pacchettino di crackers lasciato chissà perché sul divano mi rimetto a pensare, ma stavolta nel senso opposto.
Perché cazzo non faccio quello che voglio? Perché mi devo comportare in maniera diversa da quello che sono solo per piacere?
Penso che forse il bicchiere d'acqua invece di berlo me lo sono tirato in faccia perché non smetto di svegliarmi; come posso essere me stesso se modifico forma come una pallina da Didò a seconda delle situazioni? Come faccio a sapere se sto bene con una persona se mi preoccupo esclusivamente di come sta lei? Vivere bei momenti dopo essere passati sopra mille compromessi a che cosa serve?
Corro in cucina e mi riempio di nuovo il bicchiere, stavolta l'acqua me la tiro davvero sul viso; tutta questa fatica, tutto questo sforzo per piacere e intrattenere ha mai portato dei risultati positivi? Ma soprattutto, mi sono mai chiesto che cosa voglio e cosa piace a me?
In bagno, mentre mi asciugo i capelli che prendono via via la consueta forma a cazzo di cane rispondo a queste e ad altre domande.
A parte quelle retoriche, vedo una fila di No scorrere davanti a me.
Indosso il mio fantascientifico giubbetto, prendo dall'ingresso le chiavi del motorino e l'mp3; metto subito le cuffie e cerco una canzone che vada bene, per adesso...
Ho sete, mi faccio un bel bicchierone di acqua gelata per svegliarmi, il massimo. Certo, così fredda dritta allo stomaco di una persona normale potrebbe essere autostrada per possibili squaraus, ma io sono io, il piacere che provoca passa sopra ogni possibile rischio.
Mi risiedo e mentre schiaccio col culo un pacchettino di crackers lasciato chissà perché sul divano mi rimetto a pensare, ma stavolta nel senso opposto.
Perché cazzo non faccio quello che voglio? Perché mi devo comportare in maniera diversa da quello che sono solo per piacere?
Penso che forse il bicchiere d'acqua invece di berlo me lo sono tirato in faccia perché non smetto di svegliarmi; come posso essere me stesso se modifico forma come una pallina da Didò a seconda delle situazioni? Come faccio a sapere se sto bene con una persona se mi preoccupo esclusivamente di come sta lei? Vivere bei momenti dopo essere passati sopra mille compromessi a che cosa serve?
Corro in cucina e mi riempio di nuovo il bicchiere, stavolta l'acqua me la tiro davvero sul viso; tutta questa fatica, tutto questo sforzo per piacere e intrattenere ha mai portato dei risultati positivi? Ma soprattutto, mi sono mai chiesto che cosa voglio e cosa piace a me?
In bagno, mentre mi asciugo i capelli che prendono via via la consueta forma a cazzo di cane rispondo a queste e ad altre domande.
A parte quelle retoriche, vedo una fila di No scorrere davanti a me.
Indosso il mio fantascientifico giubbetto, prendo dall'ingresso le chiavi del motorino e l'mp3; metto subito le cuffie e cerco una canzone che vada bene, per adesso...
mercoledì 4 febbraio 2009
Mama Africa
Camminava a piccoli passi, piccoli come i suoi piedi. Scalzo, un microbo a confronto dell'immensità della terra sotto di lui, il bambino giocava a stare in equilibrio sopra alcune assi di legno. Schegge e protuberanze del materiale non erano affatto un problema perché lui, scalzo lo è sempre stato. Giocava, sorridente, il sole era diventato rosso e penetrava per metà la terra, saltellava tra gli spazi vuoti lasciati dalle assi incrociate a terra come un canguro, poi cadeva, faceva una risata e si rialzava per ricominciare. Il silenzio attorno a lui era totale, le poche grida che emetteva risuonavano indisturbate per chilometri.
Il tempo in questo luogo si è fermato centinaia di anni fa, forse migliaia; sembra di vedere la terra ai suoi albori, priva di qualsiasi contaminazione visiva e acustica provocata dall'uomo. Il sole e la luna sono più grandi, la terra più verde, l'aria ha un buon profumo, il bambino sorride. Nonostante tutto questo sia reale, in realtà è pura illusione.
Le assi di legno a terra sono resti di baracche distrutte; una volta qui c'era un villaggio. L'aria profuma perché il vento e le intemperie hanno cancellato i resti umani che fino a poco tempo fa giacevano a terra. La terra è verde grazie alle grandi piogge che hanno lavato il rosso del sangue di decine di anime. Il bambino sorride, i suoi occhi molto giovani hanno dimenticato immagini talmente orribili da farle sembrare sogni. Sorride perché non ricorda chi fino a poco tempo gli accarezzava la fronte prima di addormentarsi. Sorride perché il taglio profondo in quel piccolo braccio ora non fa più male.
Non so se definire questa una terra ormai dimenticata da Dio; ammettere però che il resto del mondo lo ha già fatto da un pezzo mi sembra un passo avanti
Il tempo in questo luogo si è fermato centinaia di anni fa, forse migliaia; sembra di vedere la terra ai suoi albori, priva di qualsiasi contaminazione visiva e acustica provocata dall'uomo. Il sole e la luna sono più grandi, la terra più verde, l'aria ha un buon profumo, il bambino sorride. Nonostante tutto questo sia reale, in realtà è pura illusione.
Le assi di legno a terra sono resti di baracche distrutte; una volta qui c'era un villaggio. L'aria profuma perché il vento e le intemperie hanno cancellato i resti umani che fino a poco tempo fa giacevano a terra. La terra è verde grazie alle grandi piogge che hanno lavato il rosso del sangue di decine di anime. Il bambino sorride, i suoi occhi molto giovani hanno dimenticato immagini talmente orribili da farle sembrare sogni. Sorride perché non ricorda chi fino a poco tempo gli accarezzava la fronte prima di addormentarsi. Sorride perché il taglio profondo in quel piccolo braccio ora non fa più male.
Non so se definire questa una terra ormai dimenticata da Dio; ammettere però che il resto del mondo lo ha già fatto da un pezzo mi sembra un passo avanti
venerdì 23 gennaio 2009
Il primo cinquantesimo
E' il cinquantesimo post, mi sono accorto proprio ora. Il fatto è che pensavo di scrivere qualcosa di grande, di importante, di imponente, di potente, di sorprendente, di commovente; invece misà che dovrò abbandonare l'idea, dato che già è tanto se fino ad ora ho scritto tre righe. Sapete com'è, l'ispirazione va, l'ispirazione viene; non dipende da come stai o da come ti senti, o almeno non è così fondamentale. Perché se stai male sei ispirato a scrivere cose tristi, se stai bene cose allegre; mi ritrovo invece ad essere preoccupato da un lato ma fiducioso dall'altro, desideroso di una svolta, impaurito dal cambiamento, eccitato per le decisioni da prendere... Insomma, ne girano troppi di pensieri per la testa e la capacità di ordinarli su un blog o nella vita reale è, almeno per me, praticamente impossibile. Allora conviene solo raccontare di quello che mi accorgo in questo momento, mentre scrivo questo post intendo. Che è il cinquantesimo l'ho già detto vero? Si, l'ho fatto. Cerco dunque di allargare la prospettiva e rileggendo tutti quelli passati mi accorgo che non mi pento di nessuno di loro, che avevano tutti un senso nel momento in cui l'ho scritti perciò perché pensare che forse andrebbero modificati o peggio buttati nel cesso? Anche ora, mentre posto sto post, si sta scrivendo, ma non su carta, qualche altro episodio, che verrà poi archiviato insieme agli altri nella biblioteca della mia esistenza. Parlo per me ma a voi succede la stessa cosa...
domenica 11 gennaio 2009
Per voi
Sembrerà a tutti un po' scontato, in realtà semplicemente doveroso, ma voglio anche io aggiungermi al coro di quelli che oggi 11 Gennaio 2009 ringraziano e ricordano a dieci anni dalla scomparsa Fabrizio de André. Potrei forse scrivere il post più lungo della storia se solo descrivessi interamente quello che ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà per me questo cantante, questo poeta, questo uomo.
Ho difficoltà ad esprimermi, più di altre volte, perché mi è quasi impossibile confidare le emozioni che provo e che ho provato ascoltando le sue canzoni; vorrebbe dire raccontare me stesso fino al cuore e al cervello, perché fin lì sono arrivate le sue parole. Vorrebbe dire svelare i sogni, le delusioni, le speranze, gli amori, i pensieri che attraversano i miei ricordi; sarebbe come confessarsi in tutto e per tutto a Dio e per quanto vi voglia bene alcune cose preferisco tenerle per me.
Come omaggio ho scelto la canzone che più mi rappresenta, che più sento mia. Non cercate analogie tra me ed il testo, ce ne sono meno di quanto possiate immaginare. Piuttosto la scelgo perché come un cristiano (autentico) legge la Bibbia prima di andare a dormire, durante il tempo libero o in chiesa la domenica, così io ascolto questa canzone, tanto è importante per me. Mi piacerebbe che arrivati a leggere fino a qua andaste un po' più avanti, prendeste 7 minuti della vostra vita ed ascoltaste con attenzione e silenzio quello che Fabrizio ci ha regalato. Magari non vi piacerà, magari non la trovate eccezionale, magari piangete, magari ridete, magari...
La canzone è "Il testamento di Tito", il luogo è il teatro Brancaccio di Roma, ed è il suo ultimo concerto; volevo in realtà postare tanto tempo fa questo video, non so perché non l'ho fatto prima. C'è più amore in questo testo che in migliaia di poesie, migliaia di canzoni, migliaia di parole; c'è la libertà, la pietà, la speranza, la giustizia, ma soprattuto c'è la verità, quella reale e quella autentica, che solo Fabrizio a mio giudizio è stato ed è in grado di raccontare.
Ora vi lascio all'ascolto e per chi non lo sapesse, Tito è il ladrone buono crocefisso insieme a Gesù nei vangeli apocrifi...
Ho difficoltà ad esprimermi, più di altre volte, perché mi è quasi impossibile confidare le emozioni che provo e che ho provato ascoltando le sue canzoni; vorrebbe dire raccontare me stesso fino al cuore e al cervello, perché fin lì sono arrivate le sue parole. Vorrebbe dire svelare i sogni, le delusioni, le speranze, gli amori, i pensieri che attraversano i miei ricordi; sarebbe come confessarsi in tutto e per tutto a Dio e per quanto vi voglia bene alcune cose preferisco tenerle per me.
Come omaggio ho scelto la canzone che più mi rappresenta, che più sento mia. Non cercate analogie tra me ed il testo, ce ne sono meno di quanto possiate immaginare. Piuttosto la scelgo perché come un cristiano (autentico) legge la Bibbia prima di andare a dormire, durante il tempo libero o in chiesa la domenica, così io ascolto questa canzone, tanto è importante per me. Mi piacerebbe che arrivati a leggere fino a qua andaste un po' più avanti, prendeste 7 minuti della vostra vita ed ascoltaste con attenzione e silenzio quello che Fabrizio ci ha regalato. Magari non vi piacerà, magari non la trovate eccezionale, magari piangete, magari ridete, magari...
La canzone è "Il testamento di Tito", il luogo è il teatro Brancaccio di Roma, ed è il suo ultimo concerto; volevo in realtà postare tanto tempo fa questo video, non so perché non l'ho fatto prima. C'è più amore in questo testo che in migliaia di poesie, migliaia di canzoni, migliaia di parole; c'è la libertà, la pietà, la speranza, la giustizia, ma soprattuto c'è la verità, quella reale e quella autentica, che solo Fabrizio a mio giudizio è stato ed è in grado di raccontare.
Ora vi lascio all'ascolto e per chi non lo sapesse, Tito è il ladrone buono crocefisso insieme a Gesù nei vangeli apocrifi...
sabato 10 gennaio 2009
In the box
Hai una scatola poggiata sopra la mensola della tua camera. Sta lì da un po' di tempo, "Mi piace" t'ho sentito dire. E' proprio un gran bell' oggetto, non sapresti individuare il materiale con cui è stato fatto ma percepisci che è unico; sembra quasi far luce da quanto risplende, sembra quasi non essere reale da quanto è vero. A volte non ci fai caso e la dimentichi perché la scatola è sempre immobile mentre tu e il mondo girate veloci; quando però ti fermi a guardarla rimani rapita e il tuo umore sembra cambiare. Sai che rimarrà lì finché vorrai, estati ed inverni non la scalfiranno, lacrime e sorrisi non la modificheranno.
Ora non resta che aprirla...
Ora non resta che aprirla...
sabato 3 gennaio 2009
Parabola del nuovo anno
A vederlo seduto sulla punta di quel molo fatto solo di legno, perfettamente immobile con il capo chino a guardare l'acqua, sembrava quasi non fosse vivo, come un soprammobile. Invece lo era eccome; teneva la sua canna da pesca con la mano destra mentre con quella sinistra si reggeva quel cappello di paglia troppo grande per la sua testa, ma un toccasana per quei raggi di sole spessi come stalattiti che cadevano dal cielo. Era già stato in quel molo, una decina di volte circa; mai preso niente. A lui però non importava, i pesci riusciva a vederli comunque grazie all'acqua limpida e se non abboccavano voleva dire che era destino. Inoltre solo in quel luogo non sentiva il baccano del mondo, al massimo il suono del mare che sbatteva sui paletti di legno che reggevano la precaria struttura. Era fermo da un paio d'ore e tutto sembrava svolgersi come al solito: lo stesso cappello, la stessa canna, lo stesso mare, lo stesso gruppo di pesci che si muovevano insieme coordinati esattamente come rondini al tramonto. Ad un tratto però sentì un leggero strattone alla canna che lo svegliò da un sogno ad occhi aperti; non era affatto preparato ad un evento simile, nè tantomeno esperto, ma si fece coraggio e cominciò a reggere più forte tra le mani quello che un po' ambiguamente chiamava arnese ittico. Capì immediatamente che il gioco del tiro alla fune con un esserino di qualche grammo più pesante di un telecomando l'avrebbe vinto in pochi secondi e così infatti fu. Tirò su il pesce con quella roba molto simile allo yo-yo e lo osservò penzolare per un po'; non era grande, non era bello, ma cavolo era un pesce. Si tolse il cappello di paglia troppo grande, lo roveciò, se lo mise accanto e infilò il pesce dentro che ancora guizzava. Fece appena in tempo a riprendere posizione che sentì un'altro strattone alla canna, più forte stavolta. La lotta fu più lunga di un minuto circa rispetto alla precedente, ma finì allo stesso modo; altro pesce nel cappello, altro sorriso soddisfatto.
Nel giro di un'ora abboccarono una ventina di pesci; la maggior parte delle volte sembrava neanche si ribellassero, quasi volessero farsi prendere. Il cappello di paglia non reggeva più niente ormai, quindi si alzò in piedi e rimase a pensare; dieci volte neanche uno, l'undicesima venti. Com'è strana la pesca; com'è strana la vita
Nel giro di un'ora abboccarono una ventina di pesci; la maggior parte delle volte sembrava neanche si ribellassero, quasi volessero farsi prendere. Il cappello di paglia non reggeva più niente ormai, quindi si alzò in piedi e rimase a pensare; dieci volte neanche uno, l'undicesima venti. Com'è strana la pesca; com'è strana la vita
Iscriviti a:
Post (Atom)