Scosto la tenda e davanti a me ho due file indiane di persone, pare infinite, non riesco a vedere la fine da qui; faccio qualche passo in avanti e senza accorgermene mi trovo esattamente nel mezzo. Sembra di stare all'ufficio postale il giorno della scadenza del pagamento dell'Ici, peccato che non veda sportelli di pagamento e senta imprechi o bestemmie; no, un ufficio postale proprio no. Non guardano avanti, non guardano indietro, guardano me; fermi, dritti, immobili, come militari al passaggio delle autorità, come corazzieri a quello del papa.
Mentre continuo a camminare provo a fissare uno ad uno i loro volti, impresa difficilissima perciò rallento; non riconosco nessuno, sono semplicemente giovani, vecchi, donne e uomini. Il silenzio regna, da parte mia non dico una parola ma non per paura, semplicemente non vedo perché dovrei farlo per primo. Dopo qualche minuto sento di essere già stato attraversato da parecchie emozioni, nonostante il mio volto continui ad essere impassibile: disprezzo per alcuni di loro, compassione per altri, simpatia per due o tre, totalmente innamorato di un paio, donne naturalmente. Ad un tratto provo ad uscire dal corridoio umano, senza usare la forza, lo faccio capire con un semplice gesto del mio corpo avvicinandomi ad una donna sulla trentina. Lei continua a fissarmi e non muove un muscolo; rinuncio e proseguo la sfilata, tutto sommato sono curioso di procedere ancora un po'. Dopo l'ennesimo viso scrutato scorgo in lontananza la chiusura della fila, oddio non mi sembra vero; accelero il passo, ignoro il resto delle facce e tiro dritto. Spedito come non mai, proprio nel momento in cui distinguo una figura femminile, tra l'altro niente male penso, dalla destra qualcuno allunga una gamba e mi fa lo sgambetto; il gesto mi coglie totalmente impreparato perciò non ho il tempo di attutire la caduta con le mani. Spiaccico la faccia a terra, naturale che perda i sensi; quando mi sveglio se ne sono andati via tutti
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