Facevo bene il mio mestiere, sono sempre stato bravo. Un brutto giorno però decisi di punto in bianco di smettere, di provare a fare altre cose; pensavo che in questo modo avrei conosciuto il mondo ed ero convintissimo sul fatto di poterci riuscire. Mentre mi barcamenavo tra un impiego e l'altro capii molto presto di essere stato tradito dalla mia stessa superbia; forse si, avrei potuto intraprendere nuove strade con successo, suggerite involontariamente o meno dai viandanti di passaggio che incontravo nel mio cammino, ma un conto è sognare, un'altro è vivere. Trovai dopo mesi di ricerche un posto davvero allettante, molto poco pagato ma esente da qualsiasi responsabilità, almeno nei confronti del mondo attorno a me. Si trattava di percorrere una corda molto resistente alta da terra circa 25 metri tesa fino quasi alla rottura che si estendeva tra due grandi alberi distanti fra loro una cinquantina di metri. Si, avete capito bene, facevo l'equilibrista.
Penserete stia scherzando, non si nasce imparati, un'arte di questo genere richiede anni e anni di esercizio, pazienza e concentrazione; invece strano a dirsi percorrere quel nulla in bilico tra terra e cielo era per me la cosa più naturale del mondo. Allargavo le braccia perpendicolarmente e iniziavo a danzare sopra quel finissimo ponte sospeso, abbassando ogni tanto lo sguardo per scorgere i visi stupiti del pubblico sottostante; bambini, genitori, anziani, tutti a vedere l'equilibrista dalla vita appesa a un filo, anzi, ad una corda. Il silenzio, lì sopra sentivo solo quello. Terminato il numero raccoglievo applausi e fischi di giubilo sormontati da molte grida infantili, troppo lontani per riuscire ad avvolgermi e scaldarmi però, capii allora che il mio posto non era quello. Mi ero divertito, per un po'; era bello stare in cielo, non doversi preoccupare di quello che c'era sotto, non affrontare i comuni problemi che colpivano quelli che camminavano sulla terra. Lassù non c'era nulla che mi potesse scalfire né ferire, ma non c'era niente e nessuno che potessi amare. Era martedì, una bella giornata, perfetta per danzare tra le nuvole, ma ero già sceso dal cielo da un bel po' e mi ero rimesso a fare l'unica cosa che in realtà volevo, dimenticando anche il perché l'avevo abbandonata.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento