mercoledì 18 febbraio 2009

Il peccato

Il cielo non può che essere buio e inquietante sopra questo grande pezzo di terra. Mentre abbasso lo sguardo e mi risistemo l'elmetto troppo largo per la mia testa ritorno in mezzo all'inferno, quell'inferno a cui non riesco ancora ad abituarmi. Intorno a me colpi di mortaio, bombe a mano lanciate e ricevute, urla strozzate di anime che scappano velocemente dai corpi dei miei compagni. Mi volto indietro ancora una volta per scorgere una via d'uscita, una possibilità di fuga ma a parte Vassili del terzo plotone che cerca di rimettersi dentro le budella non vedo spazi percorribili. Sento un proiettile che sibila vicino al mio orecchio destro, giro di scatto il busto, prendo la mira e sparo; è il terzo che uccido oggi, sono diventato piuttosto bravo penso, mi accartoccio dietro la grande roccia accanto a me e mi spavento.
Alla mia sinistra sento Turati che mi urla di coprirlo mentre esce allo scoperto per raggiungere Cristalli agonizzante a terra, non mi muovo però, sono ancora terrorizzato per la mia crudeltà; comprimo le orecchie con le mani per sfuggire di nuovo a tutto questo, per volare ovunque lontano da qui. Passa un minuto, forse ne passano due, ritorno all'inferno, Turati è disteso con la faccia nella terra proprio vicino a Cristalli.
Basta, me ne vado, in qualunque modo oggi me ne andrò. Tolgo l'elmetto per vedere meglio, si fottano tutti, io scappo. Comincio a correre nella direzione opposta al nemico; schivo veloce e agile i corpi e i lamenti dei miei colleghi di sventura, in lontananza una sterminata fila di alberi mi attende. Improvvisamente però la mia corsa finisce, sento un boato e mi ritrovo a terra; ora lo sguardo è rivolto al cielo, non sento più nulla, nè spari, nè grida, capisco che la bomba è esplosa vicino, troppo.
Faccio uno sforzo disumano per sollevare la testa, quel tanto che basta per scoprire che le gambe e parte del busto sono scomparse come se fossi vittima di un illusionista. La cosa strana è che non sento dolore e questo mi consola; sono sollevato si perché così posso vivere gli ultimi istanti e ricordare brevemente le belle cose con lucidità. Faccio in tempo a pensare solo ad una cosa però, tu che ti sfili lentamente il vestito di lino a fiori mentre ti dico che non parto più; era una bugia è vero ma non me ne pento, sapevo che prima o poi l'avrei pagata

Nessun commento: