Sento solo silenzio attorno a me, come quando mi sono addormentato. Dovrebbero essere passati più di 200 anni da allora; quel giorno il tempo faceva schifo e anche se non ha molto senso ebbe un grande peso sulla mia decisione. Mi sono addormentato o meglio ibernato semplicemente perché stanco di essere quello che ero sulla terra.
C'è un pianeta, dicevano, dove tutto è possibile. Un pianeta dove appena ti viene un'idea il risultato di essa compare istantaneamente davanti a te. Un pianeta dove non esiste il tempo. Un pianeta dove i bei momenti non finiscono mai.
Andiamo, dissi, cosa ho da perdere?
Ancora ricordo questa frase, detta a labbra strette, quasi anestetizzate, prima di cadere nel sonno dove non esistono sogni.
Cerco di muovermi piano, sono già due ore che sono sveglio ma faccio fatica a contrarre i muscoli; alzo la testa leggermente e non vedo nulla. Altre due ore e sono finalmente in piedi.
Ho una tuta addosso che spacca il culo, lo ammetto, ma un cazzo di casco che mi soffoca; lo tolgo e finalmente un po' di qualcosa che assomiglia ad aria entra nei polmoni. L'astronave è vuota e io sono solo nello spazio; c'ho messo un'ora per capire che viaggio nel vuoto da anni e cosa più importante senza alcuna meta.
Non scriverò diari di bordo né tenterò di ripristinare coordinate o contatti con forme intelligenti, sempre che esistano. Viaggerò finché gli occhi si saranno stancati di guardare le stelle così da vicino e cosa più importante lo farò da solo, come quando si nasce o si muore
mercoledì 11 novembre 2009
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