giovedì 27 ottobre 2011

Gli aggeggiolosi favoleggi

Quando ci accorgeremo di aver passato il tempo a rimembrare gesta uniche e indicibili, immaginandosi ancora sulla prua della vita incoscientemente invincibili, sarà troppo tardi. Al massimo, un sorriso.

lunedì 29 novembre 2010

E poi sarà come morire

Con stasera si chiude una piccola grande parte di tutto. Piccola perché poche sono state le puntate di "Vieni via con me"; grande perché in tanti hanno potuto apprezzare uno spettacolo asciutto, mai banale, per nulla scontato e perfettamente rispecchiante il bello e il brutto del nostro paese.
Dopo tante memorabili citazioni, gli istruttivi monologhi di Saviano, gli elenchi come geniale trovata, la bellissima ed emozionante musica dal vivo, i racconti tragici con un lieto fine, i racconti tragici senza fine, dopo tutto questo insomma e molto di più mi piacerebbe terminare con un pensiero.
Non intendo reggermi nella mia analisi su uno speciale piedistallo, se non su quello in cui si trovano la maggior parte degli italiani, quello in cui sotto c'è la scritta indelebile di PRECARIO per capirci; vorrei solo cercare con voi di capire se quanto fatto fin'ora da ognuno di noi possa bastare per cambiare davvero la condizione nostra e di chi verrà dopo.
Fino a poco tempo fa il mio pensiero per sfuggire a tutto questo era semplicemente nel concentrarsi sulle piccole cose, i piaceri quotidiani della vita, girare con una sorta di paraocchi per coprire i pensieri minacciosi di un futuro incerto per non dire doloroso, accontentarsi di pensare che da solo il mondo non si cambia e che la più bassa scala sociale non può neanche immaginare di addentrarsi nei meandri del potere per riuscire a cambiarlo. So che molti di voi la pensano così, che in tanti si dicono "sono disoccupato, ho una laurea, faccio la baby sitter, lavoro in nero in un bar, tiro a campare, spaccio ogni tanto, mi accontento di poco, aspetto tempi migliori, sono tutti uguali perchè votare, lavoro in un call center ora ma qualcosa prima o poi la trovo, ho un lavoro mediocre che non mette in risalto la mia professionalità ma intanto guadagno qualcosa, resto a casa con i miei e mi posso permettere qualche lusso ma poi...
Poi cosa? Questa è la domanda; come è possibile aspettare che qualcosa cambi davvero in breve tempo se non faccio nulla per cambiarlo? Ci rifletto, poi ci ririfletto... Provate anche voi. Se vi fate questa domanda sinceramente... Ci siamo capiti.
"Ah ma tanto il nano prima o poi cadrà e saremo liberi" dirà qualcuno di voi. Ammesso e non concesso che questo sia vero, sicuri che dalle macerie si risorge levando semplicemente la statua del dittatore e pulire con la scopa le cartate di merda che giustamente verranno tirate? (Verso la statua intendevo, in senso figurato si capisce, la statua non le cartate di merda)
E CicchittoGasparriSantanchèCapezzoneAngelinoAlfanoMussoliniCarfagnaFittoLettaBonaiuti...
Scusate ma dopo Bonaiuti devo prendere fiato... LettaGiovanardiRavettoBertolasosenonvainpensioneRotondiBrunettaVitoMeloniCalderoliBrambilla
FrattiniMaroniLaRussaMastellaRomaniMatteoliSacconiIlfratellodiFiniquellodellaleggeBossi-FiniFedeRutelliMastella e Bruno Vespa? (lo so, ne ho dimenticati molti anche nell'opposizione ma ho finito la carta igienica) Dove vanno a finire? Tra i rifiuti organici?
Come il nano non c'è nessuno diceva la canzone ma se non cambiamo ora, adesso, costruendo dall'interno un razzomissile dritto in culo a chi ci sfrutta l'illusione temo, continuerà.
Se vi sembra analisi troppo generalista e banale la mia avete ragione; potessi esprimere quello che provo argomentando ogni singolo punto a voce vi addormentereste ancor prima di replicare; tendo ad assere un tantino prolisso e ripetitivo.
Una cosa vorrei che nella mente delle persone arrivi: a tutti quelli che per uno, dieci, quindici anni ha appoggiato, benedetto, incensato, inneggiato, lecchinato e apprezzato il regno di Silvio... Noi non ci scorderemo di voi "Provate pure a credervi assolti/siete per sempre coinvolti"



Mario Monicelli è morto stasera, libero anche nel suo ultimo gesto. Non mi permetto di aggiungere altro se non che mi mancherà e che era molto tempo che non mi commuovevo per una dipartita di una persona mai purtroppo conosciuta. L'ultimo, per dire, è stato Faber.
In una delle ultime interviste, quella trasmessa a "Rai per una Notte" per intenderci, fu criticato da molti per essere stato troppo estremista, quasi violento per le sue dichiarazioni. In molti avranno anche catalogato il suo discorso come un delirio di un vecchio ormai senza più senno.
A me invece ha fatto venire in mente mio nonno quasi 20 anni fa che davanti alla televisione gridava "Zoccola!" ad ogni primo piano fatto a ragazze non ancora del tutto scosciate e presentatrici ammiccanti piene di trucco ma prive di anima (non faccio nomi ma cazzo vi giuro Nostradamus).
Quando avete visto Vespa commosso per l'Aquila consolato da Giletti... Quale parola vi è venuta in mente?




mercoledì 13 ottobre 2010

Una sola

Una distesa di campi verdi con l'erba bassa e fina, soffice e liscia sotto i piedi nudi;
una sabbia bianca, primitiva, aliena, interrotta solo dall'azzurro intenso del mare;
un panorama da non riuscire a respirare nonostante il vento forte che scompiglia i capelli, si vede la fine di tutto da quassù, alle spalle l'ultimo muro di roccia da scalare che ci separa da Dio;
un divano morbido, una stanza calda, accogliente, sembra la mia, un nano riccio mi passa accanto correndo, non riesco a vedere il suo viso mentre si allontana, solo le sue minuscole scarpe rosse;
un letto grande, accanto una finestra, si sente il rumore della pioggia fuori e le prime offuscate luci dell'alba penetrano dalla persiana mentre la mia vista si offusca...
Il controllore che mi chiede il biglietto interrompe di colpo il mio viaggio sul dormiveglia; sono ancora un po' spaesato e tento immediatamente di ricordare il sogno ma quei posti così lontani nel tempo e nello spazio una sola cosa hanno in comune. Tu, accanto, mia, sola, unica...

sabato 27 marzo 2010

Il contadino

Vorrei illuminarti l'anima; così inizia una bella canzone, devo dire che è molto vicino a quello che provo.
Negli ultimi mesi la vita è sembrata un carciofo. Hai presente la metafora del carciofo? Giorno dopo giorno toglievo uno strato, dispiacere dopo dispiacere ne toglievo un altro, gioia dopo gioia un altro ancora. E' passato un po' di tempo ma già da qualche mese sono arrivato al cuore, al fulcro, alla parte indivisibile dell'ortaggio. Allora ho capito.
Spogliato di tutto il superfluo, di ciò di cui posso fare a meno, di quello che sembra contare tanto prima di scoprire che è solamente pura illusione ci sei tu.
Solo tu.
Lancio il cappello di paglia ed esulto come Archimede nella vasca ma non urlo 'Eureka!'; le parole che escono dalla mia bocca sono parole d'amore

lunedì 15 febbraio 2010

Ho chiuso fuori la tempesta

Quasi dimenticavo la password per entrare nel mio blog. Non mi suona neanche buffo a dire la verità dal momento che si partorisce poco e niente questo periodo. Le palle come l'umore spesso sono a terra, per fortuna il suono del mondo questo periodo mi è di conforto; battuta sarcastica ovviamente e neanche troppo riuscita. Leggere il giornale ultimamente è come affondare la mano in un recipiente pieno di aghi, guardare la tv è meno sopportabile di una vomitata dopo una sbronza. Non capita più di ascoltare storie a lieto fine e quando succede ci puzza sempre di favola o leggenda; normalmente mi tappo le orecchie con della musica, gli occhi con l'xbox, la bocca con una canna ma è un po' di tempo che sembra averne meno bisogno perché una storia bella da raccontare io ce l'ho: inizia con un bacio e prosegue con messaggi, sguardi, giornate perfette, litigate, film, sorrisi, partite a carte e carezze prima della partenza. Non vedo la fine della storia e sorrido ancora di più, da tanto tempo la prima cosa bella...

mercoledì 11 novembre 2009

Alfa e Omega

Sento solo silenzio attorno a me, come quando mi sono addormentato. Dovrebbero essere passati più di 200 anni da allora; quel giorno il tempo faceva schifo e anche se non ha molto senso ebbe un grande peso sulla mia decisione. Mi sono addormentato o meglio ibernato semplicemente perché stanco di essere quello che ero sulla terra.
C'è un pianeta, dicevano, dove tutto è possibile. Un pianeta dove appena ti viene un'idea il risultato di essa compare istantaneamente davanti a te. Un pianeta dove non esiste il tempo. Un pianeta dove i bei momenti non finiscono mai.
Andiamo, dissi, cosa ho da perdere?
Ancora ricordo questa frase, detta a labbra strette, quasi anestetizzate, prima di cadere nel sonno dove non esistono sogni.
Cerco di muovermi piano, sono già due ore che sono sveglio ma faccio fatica a contrarre i muscoli; alzo la testa leggermente e non vedo nulla. Altre due ore e sono finalmente in piedi.
Ho una tuta addosso che spacca il culo, lo ammetto, ma un cazzo di casco che mi soffoca; lo tolgo e finalmente un po' di qualcosa che assomiglia ad aria entra nei polmoni. L'astronave è vuota e io sono solo nello spazio; c'ho messo un'ora per capire che viaggio nel vuoto da anni e cosa più importante senza alcuna meta.
Non scriverò diari di bordo tenterò di ripristinare coordinate o contatti con forme intelligenti, sempre che esistano. Viaggerò finché gli occhi si saranno stancati di guardare le stelle così da vicino e cosa più importante lo farò da solo, come quando si nasce o si muore

martedì 6 ottobre 2009

Prima della tempesta ci si aspetta sempre il silenzio ma io sento tutto tranne che quello.
Giornali e televisioni che fumano, microfoni che si sciolgono, cazzate che spazzano cose e persone come i fiumi di fango in Sicilia. Non ho più paura e questo si che mi fa paura; sono stanco, non deluso. Perché poi dovrei esserlo? Si sapeva, si sa, si diceva, si dice. Abbozzo un sorriso quando vedo al telegiornale i terremotati che ringraziano i diretti o indiretti responsabili delle loro tragedie. Muoio dentro pensando a quello che siamo diventati; ci metto dentro tutti compreso me perché questo è ancora il mio paese e so che un altro non ne avrò.
La manifestazione è stata bella, non sono il tipo che applaude convinto, sono quello che ascolta in silenzio; a volte giudica, riflette, spera e subito dopo crolla. In realtà dal fottio di persone che c'erano l'ho circumnavigata la manifestazione, non vista o sentita; a me però piace vedere la gente. Quelli che invece di fare qualsiasi altra cosa erano lì, quelli con i cartelli, quelli con il bastone e gli acciacchi ma sotto il sole, quelli con i tamburi, quelli con il sorriso, quelli non violenti, quelli ai quali basterebbe poco per essere felici, vivere in un paese sano. Fino a poco tempo fa riuscivo a fregarmene, basta pensare a se stesso e alle persone a te vicine, senza mai smettere di aver fiducia negli uomini.
Ora aspetto. Aspetto che crolli tutto, siamo vicini penso e più lo penso e più lo spero. La cosa buffa è che la maggior parte del paese non se ne accorgerà nemmeno; si seppelliscono morti, si celebrano funerali, si fanno cerimonie e promesse.
"Fino a qui tutto bene"...