sabato 20 dicembre 2008

Spartito

Davanti a te hai un foglio bianco, in mano una penna col cappuccio mordicchiato, forse per il nervoso, forse per l'attesa, o semplicemente perché la famosa "fase orale" di Freud in realtà non l'hai mai superata. Stai seduto un po' scomodo, la postura è importante, ma se non inclini la testa i pensieri non escono dall'orecchio, perciò chissene. Curi molto la tua calligrafia per le prime 2 righe, poi ti accorgi che scrivi lento e ti scappa l'immaginazione, così velocizzi il ritmo, noncurante di rimanere dentro o fuori il pentagramma immaginario sotto i tuoi occhi. Le idee si materializzano contemporaneamente al movimento della tua mano, le dita strette e sicure sfiorano appena il foglio, non vuoi sbafare di nero il bianco candido. Mentre imprimi sulla carta sogni, paure, delusioni, riflessioni, gioie e vaffanculi al mondo intero, non ti accorgi che stai facendo qualcosa di diverso rispetto al resto delle persone... Si parla, si urla, ci si confessa, si gode, si piange ormai sempre più a cazzo, per usare un antico e nobile termine in uso nella Francia di Luigi XIV, sdoganando sentimenti intimi dell'animo umano, con la conseguente perdita di valore di questi stessi.
A volte va bene così... Senza parole

Nessun commento: