venerdì 7 novembre 2008

Demoni e dea

Sapeva che sarebbe stata l'ultima volta. Il cuore gli pulsava nel petto a ritmi irregolari, pensò di essere prossimo ad un infarto e strinse il pugno sinistro fino a che le unghie quasi non trapassarono la carne del palmo della mano. Chiuse gli occhi immaginandosi quei momenti e quasi perse i sensi; decise allora che serviva uno spruzzo, l'ultimo della serata, forse di sempre, per sprofondare la ragione nel buio più profondo della mente. Mentre scaldava la dose nel cucchiaino concluse che combattere con i demoni del proprio fallimento era di gran lunga più semplice che rimuginare su quello che poteva essere ma che non era stato. Si iniettò una dose volutamente abbondante, la mano non tremava, il cuore batteva lento e lo sguardo era rivolto ad una foto sulla parete in cui era ritratto felice. L'ultima cosa che sentì prima di collassare fu la pancia del suo gatto che si strusciava facendo le fusa sul collo del piede.
Il corpo steso sul letto, prima rilassato, si irrigidì immediatamente; istintivamente cominciò a curvarsi per lenire lo spasmo ma non ebbe l'effetto sperato. Quando ormai la schiena era piegata in fuori quasi ad angolo retto e gli occhi che riuscivano a vedere solo il cuscino piangevano sangue e lacrime capì che tutto sarebbe finito presto. Gli venne in mente in pochi secondi suo padre che lo aspettava all'uscita della scuola, la madre che gli insegnava come preparare un buon piatto di spaghetti, il suo miglior amico che lo abbracciava dopo la morte del nonno e lei, distesa nel letto dopo aver fatto l'amore, ancora tiepida, che si portava i capelli dietro le orecchie perché aveva caldo. Tentò di cancellare questo ricordo perché sapeva che sarebbe stato l'ultimo prima di morire senza aver vissuto come avrebbe voluto, ma non ci riuscì e gli occhi si chiusero ermeticamente mentre il telefono squillava per qualcuno che non era più lì.

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