martedì 20 maggio 2008
Il ragazzo dai capelli che non crescevano era fermo immobile davanti al cartello. Una sola parola scritta grande e in bella vista era impressa su quel pezzo di legno chissà da quanto tempo; forse era più vecchia di un quarto dei miei anni pensava, forse addirittura più della metà della mia vita. Si fermò a scandagliare il tempo a ritroso però perché sapeva che quella parola lo riguardava, era sicuro di questo, perciò non doveva stare lì da così troppo tempo vista la sua età; aveva sempre dimostrato qualche anno in meno agli occhi delle persone, le quali, la maggior parte delle volte, cambiavano espressione del volto quando lui, quasi vergognandosi, rivelava il conto delle sue stagioni di permanenza in questa vita. Tornò non senza difficoltà al legno e all'incisione, fermi ed immobili retti da un palo a dispetto del mondo che li circondava; avvertì solo in quel momento che il vento prima leggero stava prepotentemente aumentando e gli alberi dal tronco fino sembrava si scambiassero di posto, tanto era la furia della natura su quel pezzo di terra. Osservò i vestiti che sbattevano sul suo corpo emettendo un suono simile alle frustate date con l' asciugamano arrotolato dopo l'ora di ginnastica, i lacci delle scarpe che ormai sciolti tentavano invano la fuga dalla loro prigione fatta di buchi e le nuvole che si muovevano come nei documentari che mostrano lo sbocciare dei fiori. Aprì le braccia come un vigile in mezzo al traffico mentre le lacrime gli rigavano il volto orizzontalmente, spalancò la bocca e urlò con tutte le sue energie quella parola, finchè il respiro di Dio non rallentò.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento