giovedì 23 ottobre 2008

Mi manca il flusso canalizzatore

C'era una volta un paese, il più grande paese del mondo; per nulla grande per la sua estensione sulla terra, ma grande per cuore, cultura, tradizione ma nello stesso tempo apertura verso il nuovo venuto da lontano, proiettato solo al raggiungimento della perfezione artistica e letteraria. Il primo fra tutti i paesi che dava la possibilità anche a chi non aveva da mangiare, ma sapeva raccontare (con la testa, con le mani, con le parole) il divino fino a quasi sfiorarlo, di esprimersi. Un paese con i mari più limpidi, con gli alberi più verdi, con la terra su cui si camminava meglio conservata e per nulla deturpata. Un paese che commise degli errori a causa della sua superbia e della sua ignoranza, pagati poi con sacrifici umani e materiali; un paese che seppe unirsi nella tragedia e ricostruire insieme quei valori che erano andati perduti a favore di stupidità e intolleranza. Un paese che successivamente seppe fondersi a genti vicine e lontane al grido di libertà e amore, suonando note e cantando versi talmente profondi da raggiungere il sacro.
Sembrano passati miliardi e miliardi di tramonti a veder quegli anni vero?
Se guardo fuori dalla finestra quello che è oggi e quello che siamo ora, adesso, mi sembra di vedere Doc, Marty e il cane Einstein che dal finestrino della Delorian fanno sorridenti il gesto dell'ombrello...

Nessun commento: