Scava con le mani una buca profonda nel terreno, fai in modo che sia abbastanza larga da farci entrare almeno due cinesi acrobati aggrovigliati insieme in un esercizio ginnico. Controlla che non ci siano schifezze o animali all'interno, che sia un luogo pulito e sicuro lontano da contaminazioni, ipocrisie, tristezze varie, delusioni sempre in agguato. Mettici dentro quello che vuoi, che si tratti di segreti, sogni, cari regali ricevuti nel tempo; l'importante è che sia qualcosa che tu voglia preservare da tutto ciò che non va attorno a te, dalle tempeste grandi o piccole che fanno capolino improvvisamente durante una giornata di sole, da falsi amici e falsi nemici, da accidenti vari ed eventuali.
Fatto questo non devi far altro che ricoprire il tutto con la stessa terra tolta prima, se controlli bene un po' te ne è rimasta in mezzo alle dita e tra le unghie; ora basta mettere sopra la nonpiù-buca un buon vigile e attento segno di riconoscimento che individui lo scavo, sai, per quando sarà il momento; suggerirei a tal proposito un corazziere del Papa, fermo e sull'attenti anche per anni. Se proprio non avete lo stangone a portata di mano una bandiera o un sasso particolare dovrebbero andare bene ugualmente.
Tranquilli, arriveranno tempi migliori... O forse no?
mercoledì 18 marzo 2009
giovedì 5 marzo 2009
Il viale
Scosto la tenda e davanti a me ho due file indiane di persone, pare infinite, non riesco a vedere la fine da qui; faccio qualche passo in avanti e senza accorgermene mi trovo esattamente nel mezzo. Sembra di stare all'ufficio postale il giorno della scadenza del pagamento dell'Ici, peccato che non veda sportelli di pagamento e senta imprechi o bestemmie; no, un ufficio postale proprio no. Non guardano avanti, non guardano indietro, guardano me; fermi, dritti, immobili, come militari al passaggio delle autorità, come corazzieri a quello del papa.
Mentre continuo a camminare provo a fissare uno ad uno i loro volti, impresa difficilissima perciò rallento; non riconosco nessuno, sono semplicemente giovani, vecchi, donne e uomini. Il silenzio regna, da parte mia non dico una parola ma non per paura, semplicemente non vedo perché dovrei farlo per primo. Dopo qualche minuto sento di essere già stato attraversato da parecchie emozioni, nonostante il mio volto continui ad essere impassibile: disprezzo per alcuni di loro, compassione per altri, simpatia per due o tre, totalmente innamorato di un paio, donne naturalmente. Ad un tratto provo ad uscire dal corridoio umano, senza usare la forza, lo faccio capire con un semplice gesto del mio corpo avvicinandomi ad una donna sulla trentina. Lei continua a fissarmi e non muove un muscolo; rinuncio e proseguo la sfilata, tutto sommato sono curioso di procedere ancora un po'. Dopo l'ennesimo viso scrutato scorgo in lontananza la chiusura della fila, oddio non mi sembra vero; accelero il passo, ignoro il resto delle facce e tiro dritto. Spedito come non mai, proprio nel momento in cui distinguo una figura femminile, tra l'altro niente male penso, dalla destra qualcuno allunga una gamba e mi fa lo sgambetto; il gesto mi coglie totalmente impreparato perciò non ho il tempo di attutire la caduta con le mani. Spiaccico la faccia a terra, naturale che perda i sensi; quando mi sveglio se ne sono andati via tutti
Mentre continuo a camminare provo a fissare uno ad uno i loro volti, impresa difficilissima perciò rallento; non riconosco nessuno, sono semplicemente giovani, vecchi, donne e uomini. Il silenzio regna, da parte mia non dico una parola ma non per paura, semplicemente non vedo perché dovrei farlo per primo. Dopo qualche minuto sento di essere già stato attraversato da parecchie emozioni, nonostante il mio volto continui ad essere impassibile: disprezzo per alcuni di loro, compassione per altri, simpatia per due o tre, totalmente innamorato di un paio, donne naturalmente. Ad un tratto provo ad uscire dal corridoio umano, senza usare la forza, lo faccio capire con un semplice gesto del mio corpo avvicinandomi ad una donna sulla trentina. Lei continua a fissarmi e non muove un muscolo; rinuncio e proseguo la sfilata, tutto sommato sono curioso di procedere ancora un po'. Dopo l'ennesimo viso scrutato scorgo in lontananza la chiusura della fila, oddio non mi sembra vero; accelero il passo, ignoro il resto delle facce e tiro dritto. Spedito come non mai, proprio nel momento in cui distinguo una figura femminile, tra l'altro niente male penso, dalla destra qualcuno allunga una gamba e mi fa lo sgambetto; il gesto mi coglie totalmente impreparato perciò non ho il tempo di attutire la caduta con le mani. Spiaccico la faccia a terra, naturale che perda i sensi; quando mi sveglio se ne sono andati via tutti
lunedì 2 marzo 2009
Lo spettacolo è finito, anzi, è appena iniziato
Facevo bene il mio mestiere, sono sempre stato bravo. Un brutto giorno però decisi di punto in bianco di smettere, di provare a fare altre cose; pensavo che in questo modo avrei conosciuto il mondo ed ero convintissimo sul fatto di poterci riuscire. Mentre mi barcamenavo tra un impiego e l'altro capii molto presto di essere stato tradito dalla mia stessa superbia; forse si, avrei potuto intraprendere nuove strade con successo, suggerite involontariamente o meno dai viandanti di passaggio che incontravo nel mio cammino, ma un conto è sognare, un'altro è vivere. Trovai dopo mesi di ricerche un posto davvero allettante, molto poco pagato ma esente da qualsiasi responsabilità, almeno nei confronti del mondo attorno a me. Si trattava di percorrere una corda molto resistente alta da terra circa 25 metri tesa fino quasi alla rottura che si estendeva tra due grandi alberi distanti fra loro una cinquantina di metri. Si, avete capito bene, facevo l'equilibrista.
Penserete stia scherzando, non si nasce imparati, un'arte di questo genere richiede anni e anni di esercizio, pazienza e concentrazione; invece strano a dirsi percorrere quel nulla in bilico tra terra e cielo era per me la cosa più naturale del mondo. Allargavo le braccia perpendicolarmente e iniziavo a danzare sopra quel finissimo ponte sospeso, abbassando ogni tanto lo sguardo per scorgere i visi stupiti del pubblico sottostante; bambini, genitori, anziani, tutti a vedere l'equilibrista dalla vita appesa a un filo, anzi, ad una corda. Il silenzio, lì sopra sentivo solo quello. Terminato il numero raccoglievo applausi e fischi di giubilo sormontati da molte grida infantili, troppo lontani per riuscire ad avvolgermi e scaldarmi però, capii allora che il mio posto non era quello. Mi ero divertito, per un po'; era bello stare in cielo, non doversi preoccupare di quello che c'era sotto, non affrontare i comuni problemi che colpivano quelli che camminavano sulla terra. Lassù non c'era nulla che mi potesse scalfire né ferire, ma non c'era niente e nessuno che potessi amare. Era martedì, una bella giornata, perfetta per danzare tra le nuvole, ma ero già sceso dal cielo da un bel po' e mi ero rimesso a fare l'unica cosa che in realtà volevo, dimenticando anche il perché l'avevo abbandonata.
Penserete stia scherzando, non si nasce imparati, un'arte di questo genere richiede anni e anni di esercizio, pazienza e concentrazione; invece strano a dirsi percorrere quel nulla in bilico tra terra e cielo era per me la cosa più naturale del mondo. Allargavo le braccia perpendicolarmente e iniziavo a danzare sopra quel finissimo ponte sospeso, abbassando ogni tanto lo sguardo per scorgere i visi stupiti del pubblico sottostante; bambini, genitori, anziani, tutti a vedere l'equilibrista dalla vita appesa a un filo, anzi, ad una corda. Il silenzio, lì sopra sentivo solo quello. Terminato il numero raccoglievo applausi e fischi di giubilo sormontati da molte grida infantili, troppo lontani per riuscire ad avvolgermi e scaldarmi però, capii allora che il mio posto non era quello. Mi ero divertito, per un po'; era bello stare in cielo, non doversi preoccupare di quello che c'era sotto, non affrontare i comuni problemi che colpivano quelli che camminavano sulla terra. Lassù non c'era nulla che mi potesse scalfire né ferire, ma non c'era niente e nessuno che potessi amare. Era martedì, una bella giornata, perfetta per danzare tra le nuvole, ma ero già sceso dal cielo da un bel po' e mi ero rimesso a fare l'unica cosa che in realtà volevo, dimenticando anche il perché l'avevo abbandonata.
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