mercoledì 2 settembre 2009

Materasso

M'è venuta un po' di nostalgia perché mi sono ricordato come si cammina. Torno indietro nel tempo e sono a terra, gattoni, con i piedi troppo lunghi per stare comodo con le ginocchia a terra; allora provo ad alzarmi, piano piano, reggendomi al tavolino. Faccio forza anche sulle braccia, lo sforzo diminuisce e lentamente, vacillando come neanche mi fossi scolato 5 gin&lemon, mi trovo finalmente in piedi.
Cazzo ma dove sei?
Ruoto il busto insieme al collo leggermente a destra ma niente; faccio la stessa cosa verso sinistra, stavolta neanche troppo leggermente, infatti vacillo, di nuovo ma più forte, e poi cado.
Dove cazzo sei?
Ripeto gli stessi movimenti e ci riprovo, ho quasi le lacrime agli occhi, non per la disperazione, per il dolore, solo che non c'ho voglia ma mi tocca farlo. Oh issa... Oh issa...
Ancor prima di drizzarmi, i talloni vanno troppo indietro e precipito sulla schiena, senza sentire male però, le tue braccia attutiscono la caduta. Ancora di spalle con la mano accarezzo la tua pelle, più morbida di tutta la seta e il cachemire di tutti gli artigiani del mondo, così morbida che la morbidezza stessa si vergogna di essere niente a confronto; roba da paradiso o giù di lì.
Eccoti